Previsioni sul prezzo dell’oro: XAU/USD tocca minimi vicini a 4.110 dollari mentre salgono rendimenti e petrolio

  • L’oro estende le perdite per il quarto giorno consecutivo e si avvicina a 4.100 dollari.
  • Il dollaro statunitense recupera grazie al rialzo dei rendimenti USA e dei prezzi del petrolio.
  • I ribassisti puntano al limite inferiore dell’intervallo mensile, intorno a 4.070 dollari.

Mercoledì l’oro (XAU/USD) estende le perdite per il quarto giorno consecutivo, mentre un moderato aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro statunitense e il rialzo dei prezzi del petrolio sostengono una lieve ripresa del dollaro statunitense (USD) dai minimi di martedì. Il metallo prezioso si è mantenuto in consolidamento appena sopra i 4.100 dollari durante le sessioni asiatica ed europea, con l’area di supporto chiave intorno a 4.070 dollari sempre più vicina.

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La propensione al rischio resta contenuta in un contesto di rincari del petrolio, che penalizza la domanda di metalli preziosi. Il Brent guadagna finora l’1,6% nella giornata, mentre un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran continua a essere fuori portata, con il conflitto che si avvia verso l’ottavo mese senza che se ne intraveda la fine.

L’arrivo a Teheran del capo dell’esercito pakistano Asim Munir, martedì, aveva alimentato le speranze di un nuovo ciclo di negoziati tra Stati Uniti e Iran, ma i colloqui sono naufragati di fronte al rifiuto dell’Iran di trasferire all’estero materiale nucleare arricchito. Già lunedì, il segretario di Stato statunitense Marco Rubio aveva affermato che raggiungere un accordo di pace con l’Iran è estremamente difficile e che gli Stati Uniti manterranno la pressione economica sulla Repubblica islamica.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato ai media iraniani che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso finché Washington non accetterà le condizioni dell’Iran.

Analisi tecnica: si avvicina il limite inferiore dell’intervallo, a 4.070 dollari

Chart Analysis XAU/USD


XAU/USD scambia appena sotto i 4.120 dollari, mostrando una dinamica frenata dopo un ripiegamento di quasi l’1,3% nelle ultime tre sedute. Gli indicatori di momentum confermano l’impostazione ribassista: l’indice di forza relativa (RSI) a 14 periodi sul grafico a 4 ore si colloca tra la zona neutra e quella di debolezza, mentre il MACD (12, 26, 9) si trova in territorio negativo. Nel complesso, questi segnali suggeriscono che i tentativi di recupero restano vulnerabili.

La pressione ribassista resta contenuta al di sopra dell’area dei 4.100 dollari (minimi intraday), con il limite inferiore dell’intervallo di oscillazione di ottobre, in area 4.070 dollari, ormai in vista. I venditori avranno probabilmente bisogno di un ulteriore impulso per violare tale livello e dirigersi verso i minimi di fine luglio e inizio agosto, intorno alla soglia psicologica dei 4.000 dollari.

I tentativi di rialzo, al contrario, saranno probabilmente messi alla prova nell’area dei 4.190-4.200 dollari, che ha frenato più volte i guadagni negli ultimi giorni. Più in alto, il limite superiore dell’intervallo di ottobre si trova intorno a 4.230 dollari.

(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)

Domande frequenti sull’oro

L’oro ha svolto un ruolo fondamentale nella storia dell’umanità, essendo stato ampiamente utilizzato come riserva di valore e mezzo di scambio. Oggi, oltre a essere apprezzato per la sua lucentezza e utilizzato in gioielleria, il metallo prezioso è ampiamente considerato un bene rifugio, ossia un buon investimento nei periodi di turbolenza. L’oro è inoltre generalmente ritenuto una copertura contro l’inflazione e il deprezzamento delle valute, poiché non dipende da alcun emittente o governo specifico.

Le banche centrali sono i maggiori detentori di oro. Per sostenere le proprie valute nei periodi di turbolenza, tendono a diversificare le riserve e ad acquistare oro per rafforzare la solidità percepita dell’economia e della valuta. Riserve auree elevate possono alimentare la fiducia nella solvibilità di un Paese. Secondo i dati del World Gold Council, nel 2022 le banche centrali hanno aggiunto alle proprie riserve 1.136 tonnellate d’oro, per un valore di circa 70 miliardi di dollari. Si tratta del volume annuo di acquisti più elevato dall’inizio delle rilevazioni. Le banche centrali delle economie emergenti, come Cina, India e Turchia, stanno aumentando rapidamente le proprie riserve auree.

L’oro presenta una correlazione inversa con il dollaro statunitense e i titoli del Tesoro USA, entrambi importanti attività di riserva e beni rifugio. Quando il dollaro si deprezza, l’oro tende a salire, consentendo agli investitori e alle banche centrali di diversificare le proprie attività nei periodi di turbolenza. L’oro è inoltre inversamente correlato alle attività rischiose. Un rialzo del mercato azionario tende a indebolire il prezzo dell’oro, mentre le ondate di vendite sui mercati più rischiosi tendono a favorire il metallo prezioso.

Il prezzo può variare per un’ampia gamma di fattori. L’instabilità geopolitica o i timori di una profonda recessione possono far salire rapidamente il prezzo dell’oro grazie al suo ruolo di bene rifugio. Essendo un’attività che non offre rendimento, l’oro tende a salire quando i tassi di interesse scendono, mentre un costo del denaro più elevato solitamente penalizza il metallo giallo. Tuttavia, la maggior parte dei movimenti dipende dall’andamento del dollaro statunitense (USD), poiché l’oro è quotato in dollari (XAU/USD). Un dollaro forte tende a frenare il prezzo dell’oro, mentre un dollaro più debole tende a favorirne il rialzo.