
L’oro mantiene i guadagni del recupero del giorno precedente, intorno a 3.945 dollari, durante la sessione asiatica di martedì, mentre le speranze di un accordo tra Stati Uniti (USA) e Iran continuano a tenere sotto pressione i prezzi del petrolio. Il prezzo dell’oro resta comunque vicino al minimo annuale di 3.870,23 dollari toccato venerdì.

Al momento della stesura, il prezzo del petrolio WTI conserva le perdite del giorno precedente, attestandosi vicino a 95,00 dollari. Le quotazioni del petrolio sono scese nettamente dal massimo degli ultimi cinque mesi di 104,03 dollari raggiunto venerdì.
In teoria, una fase di correzione dei prezzi del petrolio contribuisce ad ancorare le aspettative di inflazione. Uno scenario del genere attenua i timori che le banche centrali mantengano i tassi di interesse elevati a lungo. Ciò favorisce gli asset privi di rendimento, come l’oro.
Le dichiarazioni di diversi funzionari statunitensi hanno indicato che il presidente Donald Trump è più interessato a raggiungere un accordo con l’Iran che a riprendere le azioni militari.
Nel fine settimana, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che Washington non ha preso alcuna decisione sulla ripresa degli attacchi contro Teheran e che il presidente Donald Trump preferisce una soluzione diplomatica.
Lunedì, il vicepresidente statunitense JD Vance ha dichiarato di aver appena parlato con il presidente Trump dei colloqui con l’Iran, affermando: «Sia io sia il presidente siamo piuttosto ottimisti sulle prospettive di un possibile accordo negoziato», secondo quanto riportato da The Associated Press (AP).
Nel frattempo, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniano (IRGC) ha riferito che due droni statunitensi MQM-170 sono stati intercettati e abbattuti a sud dell’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz, mentre il 55º drone statunitense MQ-9 è stato distrutto a est dello Stretto di Hormuz. L’attacco, tuttavia, non sembra aver avuto un impatto significativo sui prezzi del petrolio.
Questa settimana, i principali fattori in grado di influenzare l’oro saranno le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti e diversi indicatori economici relativi all’occupazione, in particolare i dati sui nuovi occupati nei settori non agricoli (Nonfarm Payrolls, NFP) di settembre.
Chris Turner di ING indica nelle elezioni di metà mandato statunitensi il principale evento di rischio per il mercato dei cambi questa settimana, osservando che i mercati delle scommesse attribuiscono ora ai Democratici una «probabilità del 70-72% di conquistare sia la Camera sia il Senato». A suo avviso, una vittoria democratica in entrambe le camere probabilmente «porterebbe a uno stallo sul tetto del debito, a una prolungata chiusura delle attività del governo federale il prossimo anno e potrebbe incoraggiare il presidente Trump a perseguire una politica estera ancora più interventista».
Nel corso della giornata, gli investitori si concentreranno sui dati JOLTS relativi ai posti di lavoro vacanti negli Stati Uniti a settembre, la cui pubblicazione è prevista alle 15:00 GMT. Secondo le stime, i datori di lavoro statunitensi hanno pubblicato 7,13 milioni di nuove offerte di lavoro, in lieve aumento rispetto ai 7,097 milioni di agosto.

Sul grafico giornaliero, XAU/USD scambia a 3.935,94 dollari, mantenendo un orientamento ribassista nel breve termine, poiché il prezzo resta al di sotto della media mobile esponenziale (EMA) a 20 periodi, situata a 4.063,86 dollari. Il metallo rimane frenato da questo indicatore di tendenza a breve termine, il che suggerisce che i tentativi di rialzo restano vulnerabili finché i venditori mantengono il controllo.
L’indice di forza relativa (RSI) a 14 periodi, a quota 36,24, si colloca appena al di sopra della zona di ipervenduto, segnalando una pressione ribassista debole ma persistente, piuttosto che un chiaro esaurimento del movimento.
Al rialzo, la prima resistenza si trova in corrispondenza dell’EMA a 20 periodi, a 4.063,86 dollari. Sarebbe necessaria una chiusura giornaliera al di sopra di questa barriera per attenuare la pressione ribassista immediata e aprire la strada a un recupero più duraturo. Al ribasso, il minimo annuale a 3.870,23 dollari rappresenta il livello di supporto cruciale; una rottura decisa al di sotto di tale soglia esporrebbe il prezzo dell’oro a una discesa verso 3.800 dollari e, successivamente, 3.700 dollari.
(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)
L’oro ha svolto un ruolo fondamentale nella storia dell’umanità, essendo stato ampiamente utilizzato come riserva di valore e mezzo di scambio. Oggi, oltre che per la sua lucentezza e il suo impiego in gioielleria, il metallo prezioso è generalmente considerato un bene rifugio, ossia un buon investimento nei periodi di turbolenza. L’oro è inoltre ampiamente considerato uno strumento di copertura contro l’inflazione e il deprezzamento delle valute, poiché non dipende da alcun emittente o governo specifico.
Le banche centrali sono i maggiori detentori di oro. Per sostenere le proprie valute nei periodi di turbolenza, tendono a diversificare le riserve e ad acquistare oro per rafforzare la percezione di solidità dell’economia e della valuta. Riserve auree elevate possono accrescere la fiducia nella solvibilità di un Paese. Secondo i dati del World Gold Council, nel 2022 le banche centrali hanno aggiunto alle proprie riserve 1.136 tonnellate di oro, per un valore di circa 70 miliardi di dollari. Si tratta del volume di acquisti annuale più elevato dall’inizio delle rilevazioni. Le banche centrali delle economie emergenti, come Cina, India e Turchia, stanno aumentando rapidamente le proprie riserve auree.
L’oro presenta una correlazione inversa con il dollaro statunitense e i titoli di Stato americani, entrambi importanti attività di riserva e beni rifugio. Quando il dollaro si deprezza, l’oro tende a salire, consentendo agli investitori e alle banche centrali di diversificare le proprie attività nei periodi di turbolenza. L’oro è inoltre inversamente correlato agli asset rischiosi. Un rialzo del mercato azionario tende a indebolire il prezzo dell’oro, mentre le ondate di vendite sui mercati più rischiosi tendono a favorire il metallo prezioso.
Il prezzo può variare in funzione di numerosi fattori. L’instabilità geopolitica o i timori di una profonda recessione possono far salire rapidamente il prezzo dell’oro grazie al suo status di bene rifugio. Essendo un asset privo di rendimento, l’oro tende a salire quando i tassi di interesse diminuiscono, mentre un costo del denaro più elevato solitamente pesa sul metallo giallo. Tuttavia, gran parte dei movimenti dipende dall’andamento del dollaro statunitense (USD), poiché l’oro è quotato in dollari (XAU/USD). Un dollaro forte tende a contenere il prezzo dell’oro, mentre un dollaro più debole tende a favorirne il rialzo.