Previsioni EUR/USD: mantiene i guadagni vicino a 1,1250, ma l’impostazione resta ribassista sotto la media a 100 giorni

  • EUR/USD si rafforza intorno a 1,1245 nelle prime ore della sessione europea di giovedì.
  • Le prospettive per la coppia restano negative al di sotto della SMA a 100 giorni; con l’RSI in territorio neutrale, non si può escludere un ulteriore consolidamento.
  • La resistenza immediata si colloca a 1,1276; il supporto è individuato a 1,1185.

La coppia EUR/USD scambia in territorio positivo vicino a 1,1245 nelle prime ore di contrattazione europee di giovedì. Tuttavia, il potenziale rialzo potrebbe essere limitato dai timori per i conti pubblici francesi. È previsto per la giornata di giovedì un intervento di Fabio Panetta, membro del Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE).

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Mercoledì i costi di finanziamento decennali della Francia sono saliti oltre il 5% per la prima volta in 24 anni, mentre i disordini del fine settimana in tutto il Paese, alimentati in parte dai tagli ai servizi pubblici, hanno evidenziato quanto sarà politicamente difficile riportare sotto controllo i deficit di bilancio.

«L’euro non riesce né a subire forti vendite né a mettere a segno un rialzo», ha dichiarato Brent Donnelly, presidente di Spectra Markets. «Siamo in una situazione di stallo in cui il peso delle notizie negative controbilancia quasi perfettamente il posizionamento del mercato», ha aggiunto Donnelly.

Secondo Reuters, è probabile che la BCE lasci invariato il tasso di riferimento al 2,5% la prossima settimana, anche se un rialzo entro la fine dell’anno è quasi interamente scontato dai mercati.

Dall’altra parte dell’Atlantico, gli operatori attribuiscono solo una modesta probabilità a un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve (Fed) la prossima settimana, mentre il prossimo aumento è atteso a dicembre, secondo lo strumento CME FedWatch.

L’euro resta nell’intervallo di oscillazione: EUR/USD ignora l’impennata del gas e le tensioni obbligazionarie

Gli analisti di Societe Generale sottolineano che, per EUR/USD, è «curioso che i massimi ciclici dei prezzi del gas naturale e le tensioni obbligazionarie non abbiano innescato una nuova fase ribassista, come sarebbe accaduto prima di ottobre». Osservano che «le correlazioni sono venute meno nelle ultime due settimane circa», con la coppia che non reagisce più come di consueto alle oscillazioni dei prezzi dell’energia e dei mercati obbligazionari. Secondo la banca, ciò «suggerirebbe che gran parte delle notizie negative sia già scontata oppure che gli investitori non siano intenzionati ad aprire nuove posizioni direzionali, preferendo operare all’interno degli intervalli di oscillazione».

Warsh cauto sul percorso della politica monetaria, mentre il forte aumento degli investimenti e l’ottimismo sull’IA sostengono il dollaro

Il presidente della Fed Warsh ha trasmesso un messaggio moderatamente costruttivo, ma meno incisivo, con il punteggio FXS Speechtracker a 5,6 rispetto a una media storica di 6,1, segnalando un tono leggermente più morbido rispetto al riferimento consolidato. L’ammissione di essere «eccessivamente segnato dalla crisi finanziaria globale» evidenzia un orientamento avverso al rischio, anche se Warsh sottolinea una forte accelerazione strutturale della crescita e degli investimenti e si rifiuta di anticipare impegni sulle decisioni di ottobre e dicembre, mantenendo un ampio margine di manovra per la politica monetaria. L’enfasi sull’impatto dell’IA dal lato della domanda e sulla necessità di «mettere a fuoco» i dati su produzione, occupazione e inflazione indica un approccio cauto e dipendente dai dati, che attenua le aspettative immediate di una politica più restrittiva a sostegno del dollaro.

L’FXS Fed Sentiment Index è rimasto invariato, con una variazione di 0,00 punti, a un livello ancora elevato di 127,51, confermando che il tono complessivo della politica monetaria resta decisamente restrittivo nonostante il punteggio FXS Speechtracker leggermente più moderato. La combinazione tra il livello elevato dell’FXS Fed Sentiment Index e la riluttanza di Warsh ad anticipare l’esito delle riunioni suggerisce che i mercati dovrebbero continuare a scontare un orientamento restrittivo, ma senza un’ulteriore intensificazione dei segnali restrittivi a sostegno del dollaro nel breve termine.

Chart Analysis EUR/USD


Analisi tecnica: EUR/USD mantiene un’impostazione negativa nel breve termine

Nel grafico giornaliero, EUR/USD si mantiene al di sotto della media mobile a 100 giorni e leggermente sotto la media mobile semplice a 20 giorni delle bande di Bollinger, conservando un orientamento ribassista di breve termine nonostante una lieve stabilizzazione. L’indice di forza relativa (RSI) a 14 periodi, intorno a 42, resta sotto la soglia neutrale di 50, suggerendo che lo slancio ribassista si stia attenuando anziché invertendo. La coppia rimane quindi frenata dalle resistenze sovrastanti rappresentate dalle medie mobili.

Al rialzo, la resistenza immediata si trova sul massimo del 6 ottobre a 1,1276, prima della banda superiore di Bollinger a 1,1372. Un ostacolo più significativo si colloca sulla media mobile a 100 giorni, intorno a 1,1455, che dovrebbe essere riconquistata per attenuare la pressione ribassista più ampia. 

Al ribasso, il primo supporto è individuato in prossimità del minimo del 19 ottobre a 1,1185, seguito dalla banda inferiore di Bollinger a 1,1120. Il livello cruciale da monitorare è la soglia psicologica di 1,1000. 

(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)

Domande frequenti sull’euro

L’euro è la valuta dei 20 Paesi dell’Unione europea che appartengono all’Eurozona. È la seconda valuta più scambiata al mondo dopo il dollaro statunitense. Nel 2022 ha rappresentato il 31% di tutte le transazioni sul mercato dei cambi, con un volume medio giornaliero superiore a 2.200 miliardi di dollari. EUR/USD è la coppia valutaria più scambiata al mondo, con una quota stimata del 30% di tutte le transazioni, seguita da EUR/JPY (4%), EUR/GBP (3%) ed EUR/AUD (2%).

La Banca centrale europea (BCE), con sede a Francoforte, in Germania, è la banca centrale dell’Eurozona. La BCE stabilisce i tassi di interesse e gestisce la politica monetaria. Il mandato principale della BCE è mantenere la stabilità dei prezzi, il che significa controllare l’inflazione o stimolare la crescita. Il suo strumento principale è l’aumento o la riduzione dei tassi di interesse. Tassi di interesse relativamente elevati, o l’aspettativa di tassi più alti, tendono a favorire l’euro, e viceversa. Il Consiglio direttivo della BCE prende le decisioni di politica monetaria nel corso di riunioni che si tengono otto volte l’anno. Le decisioni sono prese dai governatori delle banche centrali nazionali dell’Eurozona e da sei membri permanenti, tra cui la presidente della BCE, Christine Lagarde.

I dati sull’inflazione dell’Eurozona, misurata dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC), sono un importante indicatore economico per l’euro. Se l’inflazione aumenta più del previsto, soprattutto se supera l’obiettivo del 2% della BCE, la banca centrale è costretta ad alzare i tassi di interesse per riportarla sotto controllo. Tassi di interesse relativamente elevati rispetto a quelli delle altre economie tendono a favorire l’euro, poiché rendono l’area più attraente per gli investitori globali che desiderano impiegare i propri capitali.

I dati pubblicati misurano lo stato di salute dell’economia e possono avere un impatto sull’euro. Indicatori quali il PIL, gli indici PMI del settore manifatturiero e dei servizi, l’occupazione e le indagini sulla fiducia dei consumatori possono tutti influenzare la direzione della moneta unica. Un’economia solida favorisce l’euro. Non solo attira maggiori investimenti esteri, ma può anche incoraggiare la BCE ad aumentare i tassi di interesse, rafforzando direttamente l’euro. Al contrario, se i dati economici sono deboli, è probabile che l’euro si deprezzi. I dati economici delle quattro maggiori economie dell’area euro (Germania, Francia, Italia e Spagna) sono particolarmente significativi, poiché queste rappresentano il 75% dell’economia dell’Eurozona.

Un altro dato significativo per l’euro è la bilancia commerciale. Questo indicatore misura la differenza tra quanto un Paese ricava dalle esportazioni e quanto spende per le importazioni in un determinato periodo. Se un Paese esporta beni molto richiesti, la sua valuta si apprezzerà per effetto della sola domanda aggiuntiva generata dagli acquirenti esteri che desiderano acquistare tali beni. Pertanto, un saldo commerciale positivo rafforza una valuta, mentre un saldo negativo produce l’effetto opposto.