L’euro registra modesti rialzi sopra 1,1200 nonostante le tensioni politiche in Francia e i timori sui conti pubblici

  • EUR/USD sale leggermente in area 1,1235 nelle prime battute della sessione asiatica di giovedì.
  • Le diffuse proteste antigovernative in Francia e il peggioramento delle prospettive dei conti pubblici potrebbero esercitare pressioni di vendita sull’euro.
  • I mercati scontano una bassa probabilità di un rialzo dei tassi la prossima settimana.

La coppia EUR/USD registra lievi guadagni intorno a 1,1235 nelle prime ore di contrattazione asiatica di giovedì. Tuttavia, il potenziale di rialzo della principale coppia valutaria potrebbe essere limitato dai timori per le prospettive politiche e di finanza pubblica della Francia. È previsto un intervento di Fabio Panetta, membro del Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE), nel corso della giornata.

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Mercoledì il costo del finanziamento decennale della Francia ha superato il 5% per la prima volta in 24 anni. Il rendimento del titolo decennale di riferimento emesso dal Tesoro francese, noto come obligation assimilables du Trésor (OAT), è salito di oltre 8 punti base al 5% nella seduta precedente, prima di ripiegare al 4,99%.

Le preoccupazioni politiche e l’incapacità del governo di raggiungere un accordo su una legge di bilancio attesa da tempo allarmano i mercati finanziari. Questo, a sua volta, potrebbe indebolire la moneta unica nel breve termine. Il presidente francese Emmanuel Macron ha promesso di impedire il ripetersi dei disordini e dei saccheggi dello scorso fine settimana, mentre il movimento dei Gilet gialli ha presentato i piani per una grande manifestazione a Parigi sabato, che rappresenterà il prossimo importante banco di prova per il governo.

«La situazione del debito francese non è gestibile. È davvero necessario intervenire e apportare adeguati correttivi sul fronte dei conti pubblici per ridurre questo livello di debito, così da dimostrare almeno la serietà dell’impegno sulla sua traiettoria», ha dichiarato John Hardy, responsabile globale della strategia macro di Saxo a Copenaghen.

Oltreoceano, secondo lo strumento CME FedWatch, gli operatori sui Fed funds attribuiscono solo una bassa probabilità a un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve (Fed) la prossima settimana, mentre il prossimo aumento è atteso a dicembre. È inoltre improbabile che il presidente della Fed Kevin Warsh fornisca indicazioni sulle mosse future.

L’euro tiene mentre si indeboliscono le correlazioni di EUR/USD con energia e obbligazioni

Gli analisti di Societe Generale sottolineano che l’andamento di EUR/USD ha mostrato una tenuta inaspettata, osservando che «per EUR/USD è curioso che i massimi ciclici dei prezzi del gas naturale e le tensioni sul mercato obbligazionario non abbiano innescato una nuova fase di ribasso, come sarebbe accaduto prima di ottobre». Rilevano che «le correlazioni sono venute meno nelle ultime due settimane circa», con i tradizionali legami tra la coppia valutaria, i prezzi dell’energia e i rendimenti obbligazionari che non si comportano più come nelle fasi precedenti del ciclo. Secondo la banca, questo cambiamento «suggerirebbe che gran parte delle cattive notizie sia già scontata oppure che gli investitori non siano propensi ad aprire nuove posizioni direzionali, preferendo operare all’interno degli intervalli di oscillazione».

Warsh segnala un’impennata degli investimenti e i rischi dell’IA, mentre la Fed mantiene aperte le opzioni fino a fine anno

Il presidente della Fed Warsh ha trasmesso un messaggio moderatamente costruttivo ma prudente, con un punteggio FXS Speechtracker di 5,6/10, leggermente inferiore al livello di riferimento consolidato di 6,1/10, a indicare un tono meno deciso del solito. L’ammissione di essere «eccessivamente segnato dalla crisi finanziaria globale» evidenzia una persistente propensione all’avversione al rischio, anche mentre Warsh richiama la crescita strutturale e un’impennata degli investimenti trainata da «buone politiche» e sottolinea che le prossime riunioni di ottobre e dicembre saranno il «momento decisivo» per le decisioni su produzione, occupazione e inflazione. L’attenzione di Warsh all’intelligenza artificiale come shock della domanda nel breve termine, con effetti incerti sull’occupazione, insieme ai piani per un’audizione sul territorio e nuovi gruppi di lavoro della Fed, delinea un’istituzione che cerca di sfruttare i benefici tecnologici tutelandosi al contempo dai rischi estremi negativi e dai rischi per la stabilità finanziaria.

L’indice FXS Fed Sentiment è rimasto invariato, con una variazione di 0,00 punti, attestandosi a un livello restrittivo di 127,51. Ciò indica che, nonostante il punteggio FXS Speechtracker leggermente più basso, l’orientamento complessivo della politica monetaria resta nettamente al di sopra della soglia neutrale di 100. Questa combinazione suggerisce che i mercati dovrebbero interpretare le dichiarazioni di Warsh come coerenti con un approccio che richiede solide motivazioni per procedere a un allentamento monetario: l’ottimismo sugli investimenti e sulla produttività trainata dall’IA è infatti temperato dalle cicatrici lasciate dalla crisi e da una forte attenzione alla stabilità dei prezzi e ai rischi estremi.

Chart Analysis EUR/USD


Analisi tecnica: le prospettive di EUR/USD restano negative sotto la SMA a 100 giorni

Sul grafico giornaliero, EUR/USD mantiene un’impostazione ribassista nel breve termine, restando al di sotto della media mobile semplice (SMA) a 100 giorni e della banda centrale di Bollinger. Il prezzo si sta consolidando in prossimità della metà inferiore del recente intervallo di volatilità, mentre l’indice di forza relativa (RSI) a 14 periodi, intorno a 41, rimane sotto la soglia neutrale di 50, suggerendo che le pressioni ribassiste continuano a prevalere sui tentativi di recupero.

Al rialzo, la prima resistenza si trova sulla banda centrale di Bollinger, intorno a 1,1245; ulteriori guadagni incontrerebbero probabilmente pressioni di vendita in prossimità della banda superiore, a 1,1370, prima della più importante SMA a 100 giorni, a 1,1455. Al ribasso, il prossimo supporto significativo si colloca sulla banda inferiore di Bollinger, intorno a 1,1120, dove una rottura netta aprirebbe la strada alla prosecuzione del più ampio movimento discendente.

(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)

Domande frequenti sull’euro

L’euro è la valuta dei 20 paesi dell’Unione europea che fanno parte dell’Eurozona. È la seconda valuta più scambiata al mondo dopo il dollaro statunitense. Nel 2022 ha rappresentato il 31% di tutte le transazioni sul mercato dei cambi, con un volume medio giornaliero superiore a 2.200 miliardi di dollari. EUR/USD è la coppia valutaria più scambiata al mondo, con una quota stimata del 30% di tutte le transazioni, seguita da EUR/JPY (4%), EUR/GBP (3%) ed EUR/AUD (2%).

La Banca centrale europea (BCE), con sede a Francoforte, in Germania, è la banca centrale dell’Eurozona. La BCE fissa i tassi di interesse e gestisce la politica monetaria. Il mandato principale della BCE è mantenere la stabilità dei prezzi, il che significa controllare l’inflazione oppure stimolare la crescita. Il suo strumento principale è l’aumento o la riduzione dei tassi di interesse. Tassi relativamente elevati, o l’aspettativa di tassi più alti, tendono a favorire l’euro, e viceversa. Il Consiglio direttivo della BCE prende le decisioni di politica monetaria nel corso di riunioni che si tengono otto volte l’anno. Le decisioni sono prese dai governatori delle banche centrali nazionali dell’Eurozona e da sei membri permanenti, tra cui la presidente della BCE Christine Lagarde.

I dati sull’inflazione dell’Eurozona, misurata dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC), sono un importante indicatore economico per l’euro. Se l’inflazione aumenta più del previsto, soprattutto se supera l’obiettivo del 2% della BCE, costringe la banca centrale ad alzare i tassi di interesse per riportarla sotto controllo. Tassi di interesse relativamente elevati rispetto a quelli delle altre economie tendono a favorire l’euro, poiché rendono l’area più attraente per gli investitori internazionali che cercano dove impiegare i propri capitali.

La pubblicazione dei dati permette di valutare lo stato di salute dell’economia e può incidere sull’euro. Indicatori come il PIL, gli indici PMI manifatturiero e dei servizi, l’occupazione e le indagini sulla fiducia dei consumatori possono tutti influenzare l’andamento della moneta unica. Un’economia solida favorisce l’euro. Non solo attira più investimenti esteri, ma può anche incoraggiare la BCE ad aumentare i tassi di interesse, rafforzando direttamente la valuta. Al contrario, se i dati economici sono deboli, è probabile che l’euro scenda. I dati economici delle quattro maggiori economie dell’area euro (Germania, Francia, Italia e Spagna) sono particolarmente rilevanti, poiché questi paesi rappresentano il 75% dell’economia dell’Eurozona.

Un altro dato importante per l’euro è la bilancia commerciale. Questo indicatore misura la differenza tra quanto un paese ricava dalle esportazioni e quanto spende per le importazioni in un determinato periodo. Se un paese produce beni destinati all’esportazione molto richiesti, la sua valuta si apprezzerà per il solo effetto della domanda aggiuntiva generata dagli acquirenti esteri che desiderano acquistare tali beni. Di conseguenza, un saldo commerciale positivo rafforza una valuta, mentre un saldo negativo produce l’effetto opposto.