L’euro scende sotto 1,1200 mentre gli operatori si preparano alle decisioni sui tassi di Fed e BCE

  • EUR/USD si indebolisce intorno a 1,1170 nelle prime ore della sessione asiatica di martedì.
  • Gli operatori attendono le riunioni di politica monetaria di Fed e BCE, in programma nel corso della settimana, per nuovi spunti.
  • Moody’s mantiene invariato il rating creditizio della Francia.

La coppia EUR/USD prosegue il calo in prossimità di 1,1170 nelle prime ore di contrattazione asiatica di martedì, sotto la pressione dell’avversione al rischio. I mercati potrebbero assumere un atteggiamento più cauto nel corso della giornata, in vista delle decisioni sui tassi di interesse della Federal Reserve statunitense (Fed) e della Banca centrale europea (BCE), previste nel corso della settimana.

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Il mese scorso la Fed ha deciso di aumentare i tassi di interesse di 25 punti base, portandoli in un intervallo compreso tra il 3,75% e il 4%, con il primo rialzo dal 2023. Tuttavia, è probabile che la banca centrale statunitense lasci i tassi invariati nella prossima riunione di ottobre, in programma mercoledì.

Secondo lo strumento FedWatch di CME, i futures sui fed funds scontano ora soltanto una probabilità del 10% che la Fed aumenti i tassi di un altro quarto di punto nella riunione di politica monetaria di ottobre. Quasi il 75% prevede almeno un rialzo dei tassi entro fine anno.

«L’inflazione resta il problema numero uno dell’economia statunitense e molti segnali indicano che si sta diffondendo sempre di più», ha dichiarato Heather Long, capo economista di Navy Federal Credit Union. «Per i consumatori significa costi di finanziamento davvero elevati nel prossimo futuro».

Tuttavia, «dato che la riunione si tiene proprio alla vigilia delle elezioni», ha aggiunto Heather, «non alzeranno i tassi a ottobre».

La scorsa settimana Moody’s Ratings ha mantenuto invariato ad Aa3 il rating creditizio della Francia, nonostante il costante aumento del debito e la frammentazione politica che ha reso difficile contenere il ricorso all’indebitamento, secondo il Wall Street Journal. La decisione ha attenuato i timori che le difficoltà dei conti pubblici francesi potessero innescare una più ampia revisione delle valutazioni delle attività dell’Eurozona, il che potrebbe limitare il ribasso della moneta unica.

La BCE dovrebbe lasciare invariato il tasso di interesse di riferimento giovedì, in un contesto di indebolimento della dinamica economica. Gli economisti interpellati da Reuters prevedono un rialzo di 25 punti base nella riunione di dicembre. Gli operatori seguiranno con attenzione i commenti di Christine Lagarde della BCE per cogliere indicazioni sul futuro percorso della banca.

L’euro resta sotto pressione: lo shock energetico e i rischi legati alla Francia concentrano l’attenzione sulla BCE

Gli analisti di MUFG osservano che l’euro è riuscito a registrare soltanto una ripresa «modesta» all’inizio della nuova settimana, dopo essere «sceso su nuovi minimi da inizio anno nei confronti della sterlina e dello yen», restando così «la valuta del G10 con la peggiore performance del mese», mentre il clima di mercato risente «dell’aumento dei prezzi dell’energia e delle crescenti preoccupazioni degli investitori per i rischi di bilancio e politici in Francia». Sottolineano che «il prezzo del gas naturale in Europa è aumentato nettamente questo mese, di oltre un terzo, superando i 90 EUR/MWh in vista dell’inverno», un movimento che sta «accentuando i rischi di stagflazione per l’economia dell’area euro». Sebbene MUFG evidenzi che «finora quest’anno l’economia dell’area euro si è dimostrata più resiliente del previsto allo shock dei prezzi energetici», gli analisti avvertono che «la pubblicazione dell’indagine PMI dell’area euro alla fine della scorsa settimana ha segnalato che la dinamica di crescita potrebbe essere sul punto di indebolirsi».

In questo contesto, MUFG sostiene: «Non ci aspettiamo che la decisione di Moody’s di mantenere invariato il rating offra molto sollievo ai titoli di Stato francesi o all’euro, anche se potrebbe evitare ulteriori vendite all’inizio di questa settimana, in vista della prossima riunione di politica monetaria della BCE». Guardando al futuro, gli analisti sottolineano che «la prossima riunione di politica monetaria della BCE ha maggiori probabilità di provocare movimenti di mercato più ampi», ma aggiungono: «Riteniamo che sia troppo presto per aspettarsi che la BCE annunci misure di politica monetaria a sostegno dei mercati dei titoli di Stato».

Warsh evidenzia l’impennata degli investimenti e i rischi dell’IA, mentre la Fed mantiene un orientamento restrittivo

Il discorso del presidente della Fed Warsh ottiene un punteggio di 5,6/10 nell’FXS Speechtracker, leggermente inferiore alla media storica di 6,1/10, riflettendo un tono cauto nonostante l’ottimismo sulla crescita strutturale e sull’impennata degli investimenti. L’ammissione di essere «ancora eccessivamente segnato dalla crisi finanziaria globale» sottolinea una persistente propensione a tutelarsi dai rischi estremi, anche mentre Warsh mette in evidenza la solidità degli investimenti sostenuti dalle politiche economiche ed evita di assumere impegni anticipati sulle riunioni di ottobre e dicembre. L’attenzione di Warsh all’IA come shock della domanda nel breve termine, con effetti incerti sull’occupazione, e alle ripercussioni sulla stabilità finanziaria rafforza un approccio consapevole dei rischi, che tempera una lettura altrimenti positiva dell’economia statunitense e del dollaro.

L’FXS Fed Sentiment Index è rimasto invariato, con una variazione di 0,00 punti, a un livello ancora elevato di 127,51, segnalando che il discorso lascia sostanzialmente intatto l’orientamento restrittivo della Fed, nonostante il punteggio leggermente più moderato dell’FXS Speechtracker. Con l’FXS Fed Sentiment Index saldamente al di sopra della soglia neutrale di 100, è probabile che i mercati interpretino le osservazioni di Warsh sulla stabilità dei prezzi, sull’impennata degli investimenti e sui rischi legati all’IA come coerenti con una Fed ancora incline a una politica restrittiva, a sostegno del dollaro rispetto a euro e yen.

Chart Analysis EUR/USD


Analisi tecnica: EUR/USD mantiene un’impostazione ribassista sotto la SMA a 100 giorni

Sul grafico giornaliero, EUR/USD mantiene un orientamento ribassista di breve termine, con le quotazioni spot al di sotto della media mobile semplice (SMA) a 100 giorni e della banda centrale di Bollinger. Il prezzo si mantiene appena sopra il supporto della banda inferiore di Bollinger, suggerendo un tentativo di stabilizzazione nel breve periodo, mentre l’indice di forza relativa (RSI) a 34 mantiene la coppia vicina al territorio ribassista, indicando che la pressione al ribasso resta dominante nonostante il lieve rimbalzo dai minimi recenti.

Al rialzo, la prima resistenza si colloca in corrispondenza della banda centrale di Bollinger, intorno a 1,1215, seguita dalla banda superiore a 1,1295, mentre la SMA a 100 giorni a 1,1445 rappresenta un ostacolo strutturale più solido qualora i tentativi di recupero proseguissero. Al ribasso, il supporto immediato è offerto dalla banda inferiore di Bollinger a 1,1140; una rottura decisa al di sotto di quest’area aprirebbe la strada a una prosecuzione della più ampia tendenza ribassista, mentre la tenuta al di sopra di essa manterrebbe la coppia in una fase di consolidamento correttivo sotto il gruppo di resistenze sovrastanti.

(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di IA. Scopri di più.)

Domande frequenti sull’euro

L’euro è la valuta dei 20 Paesi dell’Unione europea che appartengono all’Eurozona. È la seconda valuta più scambiata al mondo dopo il dollaro statunitense. Nel 2022 ha rappresentato il 31% di tutte le transazioni sul mercato dei cambi, con un volume medio giornaliero di oltre 2.200 miliardi di dollari. EUR/USD è la coppia valutaria più scambiata al mondo, con una quota stimata del 30% di tutte le transazioni, seguita da EUR/JPY (4%), EUR/GBP (3%) ed EUR/AUD (2%).

La Banca centrale europea (BCE), con sede a Francoforte, in Germania, è la banca centrale dell’Eurozona. La BCE stabilisce i tassi di interesse e gestisce la politica monetaria. Il mandato principale della BCE è mantenere la stabilità dei prezzi, il che significa controllare l’inflazione oppure stimolare la crescita. Il suo strumento principale è l’aumento o la riduzione dei tassi di interesse. Tassi di interesse relativamente elevati, o l’aspettativa di tassi più alti, tendono a favorire l’euro e viceversa. Il Consiglio direttivo della BCE prende le decisioni di politica monetaria nel corso di riunioni che si tengono otto volte l’anno. Le decisioni sono prese dai governatori delle banche centrali nazionali dell’Eurozona e da sei membri permanenti, tra cui la presidente della BCE, Christine Lagarde.

I dati sull’inflazione dell’Eurozona, misurata dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC), sono un importante indicatore economico per l’euro. Se l’inflazione aumenta più del previsto, soprattutto se supera l’obiettivo del 2% della BCE, la banca centrale è costretta ad alzare i tassi di interesse per riportarla sotto controllo. Tassi di interesse relativamente più elevati rispetto a quelli di altre economie tendono a favorire l’euro, poiché rendono l’area più attraente per gli investitori internazionali che desiderano impiegare i propri capitali.

I dati pubblicati misurano lo stato di salute dell’economia e possono incidere sull’euro. Indicatori come il PIL, gli indici PMI del settore manifatturiero e dei servizi, i dati sull’occupazione e le indagini sulla fiducia dei consumatori possono tutti influenzare la direzione della moneta unica. Un’economia solida favorisce l’euro. Non solo attira più investimenti esteri, ma può anche indurre la BCE ad aumentare i tassi di interesse, rafforzando direttamente la valuta. Al contrario, se i dati economici sono deboli, è probabile che l’euro si deprezzi. I dati economici delle quattro maggiori economie dell’area euro (Germania, Francia, Italia e Spagna) sono particolarmente rilevanti, poiché queste rappresentano il 75% dell’economia dell’Eurozona.

Un altro dato importante per l’euro è la bilancia commerciale. Questo indicatore misura la differenza tra quanto un Paese ricava dalle esportazioni e quanto spende per le importazioni in un determinato periodo. Se un Paese produce beni destinati all’esportazione molto richiesti, la sua valuta si apprezzerà semplicemente grazie alla domanda aggiuntiva generata dagli acquirenti esteri che desiderano acquistare tali beni. Pertanto, un saldo commerciale positivo rafforza una valuta, mentre un saldo negativo produce l’effetto opposto.

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