
La coppia USD/JPY attira alcune vendite durante la sessione asiatica di mercoledì, interrompendo, per una combinazione di fattori, una serie di due sedute di rialzo che l’aveva portata il giorno precedente sui massimi da quasi tre settimane. Le quotazioni si attestano attualmente poco sotto quota 158,50, in calo di circa lo 0,20% nella giornata, mentre gli operatori si preparano a una possibile volatilità legata ai risultati delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.

Gli operatori restano in stato di massima allerta tra le speculazioni su un nuovo intervento delle autorità giapponesi a sostegno dello yen (JPY), fattore che, insieme alla debolezza del dollaro statunitense (USD), esercita una certa pressione al ribasso sulla coppia USD/JPY. La ministra delle Finanze giapponese Satsuki Katayama ha dichiarato lunedì che la dichiarazione congiunta sui cambi con gli Stati Uniti resta valida e che il governo è pronto ad agire per frenare un indebolimento eccessivo o disordinato del JPY.
Nel frattempo, l’ottimismo su una possibile soluzione diplomatica che ponga fine alla guerra tra Stati Uniti e Iran indebolisce il dollaro nel suo ruolo di bene rifugio e contribuisce al tono ribassista della coppia USD/JPY. Il presidente Donald Trump ha infatti dichiarato martedì al Financial Times che gli Stati Uniti non hanno piani immediati per colpire l’Iran e che sembra stiano ottenendo tutto ciò che vogliono, inducendo gli operatori a eliminare dai prezzi il premio per il rischio geopolitico e pesando sull’USD.
Inoltre, i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi tornano a scendere mentre gli investitori monitorano i primi risultati delle elezioni di metà mandato, a fronte della possibilità che i repubblicani perdano la maggioranza alla Camera dei rappresentanti e forse anche al Senato. Ciò mantiene ulteriormente sulla difensiva i rialzisti sul dollaro, anche se il rafforzamento delle aspettative di un orientamento restrittivo della Federal Reserve (Fed), sostenuto dai solidi dati sul mercato del lavoro statunitense pubblicati martedì, potrebbe limitare perdite più profonde.
L’indagine mensile del Dipartimento del Lavoro sulle offerte di lavoro e sul turnover del personale (JOLTS) ha mostrato che le assunzioni sono rimaste relativamente stabili e che a settembre i posti di lavoro vacanti sono aumentati più del previsto, passando da 7,2 a 7,5 milioni. A ciò si aggiungono i rischi inflazionistici legati all’energia, che rafforzano le ragioni a favore di un ulteriore inasprimento della politica monetaria della Fed e suggeriscono quindi una certa cautela prima di posizionarsi per un ulteriore deprezzamento del dollaro e della coppia USD/JPY.
Inoltre, il differenziale dei tassi di interesse tra Stati Uniti e Giappone, che rimane ampio, potrebbe limitare i guadagni dello yen, valuta a più basso rendimento, rendendo prudente attendere un deciso proseguimento delle vendite prima di confermare che le quotazioni abbiano raggiunto un massimo nel breve termine. Gli operatori guardano ora al rapporto ADP sull’occupazione nel settore privato statunitense e all’indice ISM dei responsabili degli acquisti (PMI) del settore dei servizi, in cerca di impulsi di breve periodo nel prosieguo della sessione nordamericana.
La coppia USD/JPY rimane al di sotto della media mobile semplice (SMA) a 100 giorni, a 159,15, e del ritracciamento di Fibonacci del 61,8%, a 159,75: un quadro che frena i tentativi di rialzo e mantiene un orientamento lievemente ribassista nel breve termine. Le quotazioni oscillano appena sotto il ritracciamento del 50,0%, a 158,45, che rappresenta una resistenza cruciale da riconquistare per consentire una ripresa sostenibile verso la fascia superiore dei livelli di Fibonacci.
Al ribasso, un primo supporto si trova in corrispondenza del ritracciamento del 38,2%, a 157,16, seguito dai supporti di Fibonacci più in basso, a 155,56, e dal minimo strutturale del ciclo vicino a 152,97, dove ci si potrebbe attendere una domanda più forte qualora riprendessero le pressioni di vendita.
(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)
Lo yen giapponese (JPY) è una delle valute più scambiate al mondo. Il suo valore è determinato in generale dall’andamento dell’economia giapponese, ma più nello specifico, tra gli altri fattori, dalla politica della Banca del Giappone, dal differenziale tra i rendimenti obbligazionari giapponesi e statunitensi e dalla propensione al rischio degli operatori.
Tra i mandati della Banca del Giappone rientra il controllo della valuta, perciò le sue mosse sono determinanti per lo yen. La BoJ è talvolta intervenuta direttamente sui mercati valutari, generalmente per ridurre il valore dello yen, anche se evita di farlo spesso a causa delle preoccupazioni politiche dei suoi principali partner commerciali. La politica monetaria ultraespansiva della BoJ tra il 2013 e il 2024 ha provocato un deprezzamento dello yen rispetto alle principali altre valute, a causa della crescente divergenza tra la politica della Banca del Giappone e quella delle altre principali banche centrali. Più di recente, il graduale abbandono di questa politica ultraespansiva ha fornito un certo sostegno allo yen.
Nell’ultimo decennio, la scelta della BoJ di mantenere una politica monetaria ultraespansiva ha determinato una crescente divergenza rispetto alle altre banche centrali, in particolare alla Federal Reserve statunitense. Ciò ha favorito un ampliamento del differenziale tra i rendimenti dei titoli di Stato decennali statunitensi e giapponesi, sostenendo il dollaro statunitense rispetto allo yen giapponese. La decisione della BoJ nel 2024 di abbandonare gradualmente la politica ultraespansiva, insieme ai tagli dei tassi di interesse da parte delle altre principali banche centrali, sta riducendo questo differenziale.
Lo yen giapponese è spesso considerato un investimento rifugio. Ciò significa che, nei periodi di tensione sui mercati, gli investitori sono più propensi a investire nella valuta giapponese per la sua presunta affidabilità e stabilità. Le fasi di turbolenza tendono a rafforzare il valore dello yen rispetto ad altre valute considerate investimenti più rischiosi.