
Il petrolio West Texas Intermediate (WTI) rimbalza giovedì, poiché le persistenti tensioni in Medio Oriente mantengono elevati i rischi per l’offerta, sostenendo un significativo premio per il rischio geopolitico sui mercati energetici. Al momento della stesura, il WTI è scambiato intorno ai 99 dollari, vicino ai massimi delle ultime cinque settimane e in rialzo dell’1,40% nella giornata.

Gli ultimi sviluppi in Medio Oriente hanno alimentato i timori di ulteriori interruzioni delle forniture petrolifere.
Secondo il New York Times, gli Stati Uniti e Israele stanno valutando nuovi attacchi contro l’Iran dopo le elezioni statunitensi di metà mandato, con gli impianti energetici del Paese tra i potenziali obiettivi.
Nel frattempo, il conflitto tra l’Arabia Saudita e gli Houthi non mostra segni di distensione, dopo le notizie di attacchi al giacimento petrolifero di Shaybah e all’aeroporto internazionale Re Fahd. La situazione ha inoltre spinto il Dipartimento di Stato statunitense a ordinare al personale governativo non essenziale e ai relativi familiari di lasciare l’Arabia Saudita.
Il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz resta un’altra importante fonte di preoccupazione. Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica iraniano (IRGC) ha affermato che la propria marina ha preso di mira quattro navi coinvolte nel trasporto di petrolio nel Golfo. Separatamente, altre tre navi avrebbero preso fuoco dopo aver urtato mine nei pressi dello Stretto.
Nonostante le crescenti tensioni, le esportazioni petrolifere del Medio Oriente sono tornate ai livelli precedenti alla guerra, poiché i produttori ricorrono sempre più a rotte marittime alternative per aggirare lo Stretto di Hormuz. Secondo i dati di Kpler citati dal Financial Times, le spedizioni di petrolio dei produttori del Golfo, escluso l’Iran, hanno raggiunto una media di 24,6 milioni di barili al giorno nella settimana conclusa il 18 ottobre, superando la media prebellica di 23,3 milioni di barili al giorno.

Sul grafico giornaliero, il petrolio statunitense WTI mantiene un orientamento rialzista nel breve termine, restando ben al di sopra della media mobile semplice (SMA) a 50 giorni, situata intorno ai 91 dollari, e delle SMA di più lungo periodo a 100 e 200 giorni, concentrate appena sotto gli 85 dollari. L’indice di forza relativa (RSI), intorno a 64, rimane in territorio positivo senza aver ancora raggiunto livelli estremi di ipercomprato, mentre l’istogramma dell’indicatore di convergenza e divergenza delle medie mobili (MACD) resta positivo. Nel complesso, questi indicatori suggeriscono un solido slancio rialzista, sostenuto da una tendenza moderatamente forte, come segnalato dall’indice direzionale medio (ADX) vicino a 27.
Al rialzo, la resistenza immediata si colloca sulla soglia psicologica dei 100,00 dollari, seguita da un ostacolo a 105 dollari qualora i rialzisti prolungassero l’avanzata. Al ribasso, un primo supporto si delinea nell’area di apertura odierna, vicino a 98,98 dollari, con un sostegno strutturale più solido in corrispondenza della SMA a 50 giorni, intorno a 91,01 dollari. Più in basso si trova la fascia di supporto di medio termine formata dalla SMA a 100 giorni a 84,67 dollari, dalla SMA a 200 giorni a 84,11 dollari e dai livelli orizzontali a 80,00 e 75,00 dollari.
(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)
Il petrolio WTI è un tipo di petrolio greggio venduto sui mercati internazionali. WTI è l’acronimo di West Texas Intermediate, una delle tre principali tipologie di greggio insieme al Brent e al Dubai Crude. Il WTI è anche definito «leggero» e «dolce» per il suo peso specifico relativamente basso e il ridotto contenuto di zolfo, rispettivamente. È considerato un petrolio di alta qualità, facile da raffinare. Viene estratto negli Stati Uniti e distribuito attraverso il polo di Cushing, considerato il «crocevia mondiale degli oleodotti». È un riferimento per il mercato petrolifero e il suo prezzo è spesso citato dai media.
Come per tutte le attività finanziarie, domanda e offerta sono i principali fattori che determinano il prezzo del petrolio WTI. La crescita globale può quindi favorire un aumento della domanda, mentre una crescita globale debole può avere l’effetto opposto. Instabilità politica, guerre e sanzioni possono interrompere l’offerta e influire sui prezzi. Anche le decisioni dell’OPEC, un gruppo di importanti Paesi produttori di petrolio, sono un fattore determinante per il prezzo. Il valore del dollaro statunitense influenza il prezzo del greggio WTI, poiché il petrolio è negoziato prevalentemente in dollari statunitensi: un dollaro più debole può quindi rendere il petrolio più conveniente e viceversa.
I rapporti settimanali sulle scorte petrolifere pubblicati dall’American Petroleum Institute (API) e dall’Energy Information Agency (EIA) influenzano il prezzo del petrolio WTI. Le variazioni delle scorte riflettono le oscillazioni della domanda e dell’offerta. Se i dati mostrano un calo delle scorte, ciò può indicare un aumento della domanda, spingendo al rialzo il prezzo del petrolio. Scorte più elevate possono riflettere un aumento dell’offerta, esercitando pressioni al ribasso sui prezzi. Il rapporto dell’API viene pubblicato ogni martedì e quello dell’EIA il giorno successivo. I risultati sono generalmente simili, con uno scarto non superiore all’1% nel 75% dei casi. I dati dell’EIA sono considerati più affidabili, poiché si tratta di un’agenzia governativa.
L’OPEC (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) è un gruppo di 12 nazioni produttrici di petrolio che decidono congiuntamente le quote di produzione dei Paesi membri durante riunioni che si tengono due volte l’anno. Le loro decisioni influenzano spesso i prezzi del petrolio WTI. Quando l’OPEC decide di ridurre le quote, può limitare l’offerta, spingendo al rialzo i prezzi del petrolio. Quando aumenta la produzione, si verifica l’effetto opposto. Il termine OPEC+ indica un gruppo allargato che comprende altri dieci Paesi non appartenenti all’OPEC, il più rilevante dei quali è la Russia.