I futures sul Dow Jones avanzano con la ripresa della propensione al rischio in vista di una settimana ricca di appuntamenti

  • I futures sugli indici statunitensi salgono, mentre gli sforzi diplomatici nei colloqui di pace tra Qatar e Iran sostengono il clima di fiducia.
  • Gli operatori attendono i risultati delle principali società, dati economici chiave come gli NFP e le dichiarazioni di un esponente della Fed statunitense.
  • Dati economici solidi e un’inflazione persistente portano a circa il 71% la probabilità di un rialzo dei tassi della Fed a dicembre.

I futures sul Dow Jones guadagnano lo 0,25%, scambiando intorno a 52.050 durante la sessione europea di lunedì. Nel frattempo, i futures sull’S&P 500 avanzano dello 0,37% a circa 7.640 e quelli sul Nasdaq 100 salgono di oltre il 70% verso quota 28.750.

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I futures azionari statunitensi sono saliti grazie all’aumento della propensione al rischio sui mercati, sostenuta dagli sforzi diplomatici in corso per porre fine al conflitto in Medio Oriente, nonostante i persistenti timori di una ripresa delle azioni militari statunitensi contro l’Iran. I funzionari qatarioti e iraniani hanno proseguito i colloqui per il terzo giorno consecutivo, lavorando attivamente a un accordo per porre fine alla guerra prima delle imminenti elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.

Gli investitori si preparano a una settimana ricca di risultati delle principali società, dati economici chiave e sviluppi politici. Gli operatori di mercato seguono con particolare attenzione le trimestrali di importanti società, tra cui Apple, Palantir, AMD, Pfizer e McDonald’s.

Oltre ai risultati societari, gli operatori attendono appuntamenti macroeconomici cruciali, come il rapporto statunitense sull’occupazione non agricola (Nonfarm Payrolls, NFP) e i dati ISM sul settore manifatturiero e sui servizi. Anche gli interventi di diversi esponenti della Federal Reserve, in programma nel corso della settimana, dovrebbero fornire ulteriori indicazioni sulla traiettoria della politica monetaria della banca centrale.

Nonostante l’iniziale miglioramento della propensione al rischio, gli operatori potrebbero adottare un atteggiamento prudente di fronte alle crescenti aspettative di un possibile rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve. Secondo lo strumento CME FedWatch, gli operatori scontano attualmente una probabilità di circa il 71% di un aumento dei tassi a dicembre, sostenuta dai recenti dati macroeconomici statunitensi che evidenziano la tenuta dell’economia e la persistenza dell’inflazione.

Lo slancio di questa settimana segue una chiusura in territorio negativo dei principali indici azionari statunitensi nella settimana precedente. Il Nasdaq Composite, a forte componente tecnologica, ha guidato i ribassi con un calo del 2%, mentre il Dow Jones Industrial Average e l’S&P 500 hanno ceduto rispettivamente lo 0,85% e lo 0,57%. La pressione delle vendite si è intensificata verso la fine della settimana, poiché i risultati deludenti delle società tecnologiche hanno accresciuto le preoccupazioni dell’intero mercato sulla sostenibilità degli investimenti legati all’intelligenza artificiale.

Focus sulle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti: le probabilità su Polymarket favoriscono il controllo dei Democratici

Gli analisti di MUFG/BTMU osservano che l’attenzione del mercato «sarà rivolta anche all’esito delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti all’inizio di questa settimana». Sottolineano che le ultime probabilità su Polymarket «evidenziano forti aspettative che i Repubblicani perdano il controllo del Congresso e che i Democratici possano persino conquistare sia la Camera sia il Senato», uno scenario politico di cui le strategie di negoziazione tengono sempre più conto.

Domande frequenti sul Dow Jones

Il Dow Jones Industrial Average, uno degli indici azionari più antichi al mondo, è composto dai 30 titoli più negoziati negli Stati Uniti. L’indice è ponderato per il prezzo anziché per la capitalizzazione. Si calcola sommando i prezzi dei titoli che lo compongono e dividendo il totale per un fattore, attualmente pari a 0,152. L’indice è stato creato da Charles Dow, che ha fondato anche il Wall Street Journal. Negli anni successivi è stato criticato per la sua rappresentatività limitata, poiché segue soltanto 30 conglomerati, a differenza di indici più ampi come l’S&P 500.

Numerosi fattori influenzano il Dow Jones Industrial Average (DJIA). Il principale è l’andamento complessivo delle società che lo compongono, evidenziato nei risultati trimestrali. Anche i dati macroeconomici statunitensi e globali contribuiscono, poiché incidono sul clima di fiducia degli investitori. Il livello dei tassi di interesse, fissato dalla Federal Reserve (Fed), influenza a sua volta il DJIA, in quanto determina il costo del credito, da cui molte società dipendono fortemente. Di conseguenza, anche l’inflazione può rappresentare un fattore determinante, insieme ad altri indicatori che incidono sulle decisioni della Fed.

La teoria di Dow è un metodo sviluppato da Charles Dow per individuare la tendenza primaria del mercato azionario. Un passaggio fondamentale consiste nel confrontare la direzione del Dow Jones Industrial Average (DJIA) con quella del Dow Jones Transportation Average (DJTA) e seguire soltanto le tendenze in cui entrambi si muovono nella stessa direzione. Il volume costituisce un criterio di conferma. La teoria utilizza elementi di analisi dei massimi e dei minimi. La teoria di Dow prevede tre fasi della tendenza: accumulazione, quando gli investitori più informati iniziano ad acquistare o vendere; partecipazione del pubblico, quando interviene la platea più ampia degli investitori; e distribuzione, quando gli investitori più informati escono dal mercato.

Esistono diversi modi per negoziare il DJIA. Uno consiste nell’utilizzare gli ETF, che consentono agli investitori di negoziare il DJIA come un unico titolo, anziché dover acquistare azioni di tutte le 30 società che lo compongono. Un esempio di primo piano è lo SPDR Dow Jones Industrial Average ETF (DIA). I contratti futures sul DJIA permettono agli operatori di speculare sul valore futuro dell’indice, mentre le opzioni conferiscono il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare o vendere l’indice a un prezzo prestabilito in una data futura. I fondi comuni di investimento consentono agli investitori di acquistare una quota di un portafoglio diversificato di azioni del DJIA, offrendo così un’esposizione all’indice nel suo complesso.