
I futures sugli indici azionari statunitensi hanno registrato un andamento contrastato durante la sessione europea di giovedì. I futures sul Dow Jones sono saliti dello 0,37%, attestandosi intorno a 52.890 punti, mentre quelli sull’S&P 500 sono scesi dello 0,38% a circa 7.750 punti e quelli sul Nasdaq 100 hanno perso l’1,2%, portandosi in prossimità di 29.620 punti. Gli operatori rivolgono ora l’attenzione all’imminente pubblicazione dell’indice statunitense dei prezzi della spesa per consumi personali (PCE), la misura dell’inflazione preferita dalla Fed, alla ricerca di indicazioni più chiare sul futuro percorso della politica monetaria.

La divergenza tra gli indici è stata determinata in larga misura dai risultati trimestrali dei grandi gruppi tecnologici. Alphabet è crollata di circa il 10% nelle contrattazioni dopo la chiusura, dopo aver riportato ricavi del terzo trimestre inferiori alle attese nella maggior parte delle attività principali, riaccendendo i timori per gli elevati costi degli investimenti nell’intelligenza artificiale. Al contrario, Microsoft è salita di quasi il 4% grazie a risultati trimestrali superiori alle aspettative, sostenuti dalla forte crescita della sua infrastruttura cloud Azure.
Nel frattempo, la Fed ha mantenuto i tassi di interesse invariati al 3,75%–4,00%, come ampiamente previsto, fornendo però poche indicazioni sul prossimo orientamento della politica monetaria. Nel comunicato ufficiale, la banca centrale ha rilevato che l’attività economica continua a espandersi, sostenuta dalla tenuta della spesa interna, da solidi investimenti in capitale e da una forte crescita della produttività. Sul fronte dell’occupazione, la Fed ha osservato che la creazione di posti di lavoro ha tenuto il passo con l’aumento della forza lavoro, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto relativamente stabile.
Pur riconoscendo che le pressioni sui prezzi restano elevate, la Fed ha scelto di sospendere ulteriori rialzi dei tassi per raccogliere altri dati prima di decidere il prossimo orientamento monetario. La decisione non è stata unanime: la governatrice della Fed Lisa Cook e la presidente della Fed di Cleveland Beth Hammack hanno espresso dissenso, sostenendo un aumento immediato dei tassi.
Dopo la riunione, il presidente della Fed Kevin Warsh ha ribadito l’impegno del comitato a riportare l’inflazione all’obiettivo del 2%, sottolineando la solidità di fondo dell’economia. Ha inoltre osservato che la Fed prevede di tenere otto riunioni il prossimo anno, di cui una senza una votazione formale, e sei riunioni dedicate alle decisioni di politica monetaria nel 2028.
Il Dow Jones Industrial Average, uno degli indici azionari più antichi al mondo, è composto dai 30 titoli più scambiati negli Stati Uniti. L’indice è ponderato in base al prezzo anziché alla capitalizzazione di mercato. Si calcola sommando i prezzi dei titoli che lo compongono e dividendo il risultato per un fattore, attualmente pari a 0,152. L’indice è stato creato da Charles Dow, fondatore anche del Wall Street Journal. Negli anni successivi è stato criticato per la sua scarsa rappresentatività, poiché segue soltanto 30 conglomerati, a differenza di indici più ampi come l’S&P 500.
Il Dow Jones Industrial Average (DJIA) è influenzato da numerosi fattori. Il principale è l’andamento complessivo delle società che lo compongono, illustrato nei risultati trimestrali. Anche i dati macroeconomici statunitensi e globali incidono sull’indice, poiché influenzano il clima di fiducia degli investitori. Il livello dei tassi di interesse, stabilito dalla Fed, influisce a sua volta sul DJIA perché determina il costo del credito, da cui molte società dipendono fortemente. Di conseguenza, anche l’inflazione può essere un fattore determinante, così come gli altri indicatori che incidono sulle decisioni della Fed.
La teoria di Dow è un metodo sviluppato da Charles Dow per individuare la tendenza primaria del mercato azionario. Un passaggio fondamentale consiste nel confrontare la direzione del Dow Jones Industrial Average (DJIA) con quella del Dow Jones Transportation Average (DJTA), seguendo soltanto le tendenze in cui entrambi si muovono nella stessa direzione. Il volume degli scambi costituisce un criterio di conferma. La teoria utilizza elementi dell’analisi dei massimi e dei minimi. La teoria di Dow distingue tre fasi della tendenza: l’accumulazione, quando gli investitori più informati iniziano ad acquistare o vendere; la partecipazione del pubblico, quando interviene la platea più ampia degli investitori; e la distribuzione, quando gli investitori più informati escono dal mercato.
Esistono diversi modi per fare trading sul DJIA. Uno consiste nell’utilizzare gli ETF, che consentono agli investitori di negoziare il DJIA come un unico titolo, senza dover acquistare le azioni di tutte le 30 società che lo compongono. Un esempio di rilievo è lo SPDR Dow Jones Industrial Average ETF (DIA). I contratti futures sul DJIA permettono agli operatori di speculare sul valore futuro dell’indice, mentre le opzioni conferiscono il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare o vendere l’indice a un prezzo prestabilito in una data futura. I fondi comuni di investimento consentono agli investitori di acquistare una quota di un portafoglio diversificato di azioni del DJIA, offrendo così un’esposizione all’indice nel suo complesso.