
La coppia EUR/USD scambia in territorio positivo intorno a 1,1190 nelle prime ore di contrattazione europee di venerdì. La pausa nei rialzi dei tassi della Banca centrale europea (BCE), accompagnata da un orientamento restrittivo, offre un certo sostegno all’euro (EUR) nei confronti del dollaro statunitense (USD). Gli operatori si preparano alla pubblicazione delle stime preliminari del prodotto interno lordo (PIL) del terzo trimestre di Germania ed Eurozona, prevista nel corso della giornata di venerdì.

La BCE ha deciso di mantenere il tasso sui depositi al 2,50%, come ampiamente previsto, dopo averlo aumentato di 25 punti base a settembre. Nel comunicato, il Consiglio direttivo ha affermato che il rincaro dell’energia comporta rischi al rialzo per le prospettive di inflazione e al ribasso per la crescita, ma che l’inflazione di fondo e i salari sono rimasti finora sostanzialmente stabili.
Secondo i dati LSEG, dopo l’annuncio i mercati monetari scontavano una probabilità di circa il 67% di un rialzo dei tassi a dicembre.
Gli strategist di Scotiabank osservano che le aspettative incorporate nei prezzi di mercato continuano a propendere per un ulteriore inasprimento: «I mercati si aspettano un altro rialzo di 25 punti base a dicembre, mese in cui molti previsori (tra cui Scotia) ritengono che i responsabili della politica monetaria si fermeranno». Avvertono che «probabilmente oggi non avremo indicazioni su questa prospettiva», ma si aspettano che la presidente Lagarde «presenti le prospettive in modo da lasciare aperta la porta a un intervento a dicembre, a fronte degli elevati prezzi dell’energia, mantenendo al contempo la flessibilità necessaria di fronte alle incertezze».
La banca sottolinea la sfida che il contesto energetico pone sul fronte dell’inflazione, evidenziando che «i prezzi europei di riferimento del gas naturale sono circa il doppio di quelli previsti dalla BCE a settembre e superano di circa il 30% lo scenario “avverso”, in un contesto di offerta limitata e bassi livelli di stoccaggio». Dal punto di vista tecnico, Scotiabank mantiene un orientamento «neutrale/ribassista: l’EUR resta tecnicamente debole, ma il supporto chiave rappresentato dal minimo di metà ottobre a 1,1113 continua a reggere».
Il punteggio FXS Speechtracker di 6,2/10 supera solo marginalmente il valore storico di riferimento di 6,1/10, segnalando un tono sostanzialmente coerente con il passato, ma con una lieve accentuazione delle preoccupazioni sull’inflazione. Lagarde ha sottolineato che l’economia dell’area euro è in espansione nel terzo trimestre e che, nel breve termine, la crescita dovrebbe essere sostenuta dagli investimenti nell’intelligenza artificiale, dalla spesa pubblica e da una ripresa delle esportazioni. Ha però anche evidenziato che i nuovi rincari dell’energia, le condizioni finanziarie più restrittive e l’incertezza sulla politica di bilancio pesano sulla fiducia e mantengono i rischi per la crescita orientati al ribasso.
Sul fronte dell’inflazione, l’enfasi sui prezzi dell’energia in aumento oltre lo scenario di base, sulle pressioni sui prezzi nelle fasi iniziali della filiera, sulla crescita salariale intorno al 2,5%-2,8% e su un’inflazione complessiva probabilmente ben al di sopra dell’obiettivo nei prossimi trimestri segna una svolta restrittiva, rafforzata dall’affermazione che i rischi per l’inflazione sono orientati al rialzo. Tuttavia, la decisione unanime di mantenere invariati i tassi, l’attenzione a un «approccio misurato» e l’importanza attribuita ai dati in arrivo e all’inflazione di fondo nel prossimo periodo, ricco di nuove informazioni, suggeriscono che la BCE non si stia impegnando in anticipo a un ulteriore inasprimento. Ciò attenua l’orientamento restrittivo e sostiene l’euro, limitandone però il rialzo in attesa di nuovi dati.
Sul grafico giornaliero, EUR/USD mantiene un’impostazione ribassista, restando al di sotto della media mobile semplice (SMA) a 100 giorni e della linea mediana delle bande di Bollinger. La coppia si avvicina al supporto della banda inferiore di Bollinger, mentre l’indice di forza relativa (RSI) a 14 periodi rimane debole, intorno a 41, suggerendo uno scarso slancio del recupero nonostante la recente stabilizzazione.
Al rialzo, la resistenza immediata si trova in prossimità della linea mediana delle bande di Bollinger a 1,1200, prima della banda superiore a 1,1265 e del minimo del 24 giugno a 1,1325. Il successivo ostacolo da monitorare è la SMA a 100 giorni a 1,1432.
Al ribasso, la banda inferiore di Bollinger a 1,1135 offre un primo livello di supporto. Una rottura netta al di sotto di questo livello aprirebbe probabilmente la strada alla soglia psicologica di 1,1100, seguita dal minimo del 12 maggio 2025 a 1,0951.
(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)
L’euro è la valuta dei 20 paesi dell’Unione europea che fanno parte dell’Eurozona. È la seconda valuta più scambiata al mondo dopo il dollaro statunitense. Nel 2022 rappresentava il 31% di tutte le transazioni sul mercato dei cambi, con un volume medio giornaliero superiore a 2.200 miliardi di dollari. EUR/USD è la coppia valutaria più scambiata al mondo e rappresenta circa il 30% di tutte le transazioni, seguita da EUR/JPY (4%), EUR/GBP (3%) ed EUR/AUD (2%).
La Banca centrale europea (BCE), con sede a Francoforte, in Germania, è la banca centrale dell’Eurozona. La BCE stabilisce i tassi di interesse e gestisce la politica monetaria. Il mandato principale della BCE è mantenere la stabilità dei prezzi, ossia controllare l’inflazione o stimolare la crescita. Il suo strumento principale è l’aumento o la riduzione dei tassi di interesse. Tassi relativamente elevati, o l’aspettativa di un loro aumento, tendono a favorire l’euro, e viceversa. Il Consiglio direttivo della BCE prende le decisioni di politica monetaria durante riunioni che si tengono otto volte all’anno. Le decisioni sono adottate dai governatori delle banche centrali nazionali dell’Eurozona e da sei membri permanenti, tra cui la presidente della BCE, Christine Lagarde.
I dati sull’inflazione dell’Eurozona, misurata dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC), sono un importante indicatore economico per l’euro. Se l’inflazione aumenta più del previsto, soprattutto se supera l’obiettivo del 2% della BCE, la banca centrale è costretta ad alzare i tassi di interesse per riportarla sotto controllo. Tassi di interesse relativamente elevati rispetto a quelli delle altre aree valutarie tendono a favorire l’euro, poiché rendono la regione più attraente per gli investitori internazionali che desiderano impiegare i propri capitali.
I dati pubblicati misurano lo stato di salute dell’economia e possono incidere sull’euro. Indicatori come il PIL, gli indici PMI manifatturieri e dei servizi, l’occupazione e le indagini sulla fiducia dei consumatori possono tutti influenzare l’andamento della moneta unica. Un’economia solida favorisce l’euro. Non solo attira maggiori investimenti esteri, ma può anche incoraggiare la BCE ad aumentare i tassi di interesse, rafforzando direttamente l’euro. Al contrario, se i dati economici sono deboli, è probabile che l’euro si deprezzi. I dati economici delle quattro maggiori economie dell’area euro (Germania, Francia, Italia e Spagna) sono particolarmente rilevanti, poiché queste rappresentano il 75% dell’economia dell’Eurozona.
Un altro dato significativo per l’euro è quello della bilancia commerciale. Questo indicatore misura la differenza tra quanto un paese ricava dalle esportazioni e quanto spende per le importazioni in un determinato periodo. Se un paese esporta beni molto richiesti, la sua valuta acquista valore per il solo effetto della domanda aggiuntiva generata dagli acquirenti esteri che desiderano comprare tali beni. Pertanto, un saldo commerciale positivo rafforza la valuta, mentre un saldo negativo produce l’effetto opposto.