
La coppia EUR/USD recupera parte del terreno perso e si avvicina a 1,1220 nelle prime ore di contrattazione asiatica di lunedì. Tuttavia, il potenziale rialzista della coppia potrebbe essere limitato dai timori per i disordini in Francia e dai rischi politici. I rapporti IFO sulla Germania sono attesi più tardi nella giornata di lunedì.

CNBC ha riferito che le proteste in tutta la Francia contro l’aumento del costo della vita e le crescenti disuguaglianze sono sfociate in violenza per il secondo fine settimana consecutivo. Il Ministero dell’Interno francese ha comunicato che circa 410.000 persone hanno partecipato alle proteste in diverse grandi città, tra cui Parigi.
I timori per l’intensificarsi dei disordini in Francia e per il peggioramento dei problemi di bilancio del Paese potrebbero esercitare una certa pressione di vendita sulla moneta unica nel breve termine.
Secondo Reuters, la Banca centrale europea (BCE) si appresta a mantenere il tasso di riferimento al 2,5% nella riunione di politica monetaria di ottobre, in programma giovedì, anche se un rialzo entro la fine dell’anno è ormai quasi interamente scontato dai mercati. Gli operatori cercheranno qualsiasi indizio sulle prospettive dei tassi, dopo che a fine settembre la presidente della BCE Christine Lagarde ha dichiarato che una risposta moderata di politica monetaria all’inflazione era appropriata.
Dall’altra parte dell’Atlantico, i mercati si aspettano ampiamente che la Federal Reserve statunitense (Fed) lasci invariati i tassi di interesse a pochi giorni dalle elezioni di metà mandato.
Secondo lo strumento CME FedWatch, i mercati attribuiscono ora una probabilità di circa il 90,6% che la Fed mantenga invariati i tassi nella prossima riunione di ottobre, in programma mercoledì, e una probabilità del 79,4% che la banca centrale statunitense aumenti i tassi di interesse a dicembre.
Gli strateghi di Brown Brothers Harriman sottolineano che «l’inflazione dell’Eurozona superiore all’obiettivo e prospettive di crescita resilienti offrono alla BCE margine per ulteriori rialzi», osservando che «la curva degli swap implica una stretta di quasi 75 punti base, fino al 3,25%, nei prossimi dodici mesi». A loro avviso, questa prospettiva di inasprimento «limita la divergenza di politica monetaria rispetto alla Fed e il freno che ne deriva per EUR/USD». Al tempo stesso, BBH avverte che «le difficoltà di bilancio della Francia possono spingere EUR/USD fino a 1,1000», evidenziando come i rischi specifici del Paese possano compensare il sostegno offerto dal più ampio quadro di politica monetaria dell’Eurozona.
Il discorso del presidente della Fed Warsh ottiene un punteggio di 5,6/10 sull’FXS Speechtracker, leggermente inferiore alla media storica di 6,1/10, indicando un tono un po’ meno incisivo ma comunque sostanzialmente in linea con il riferimento consolidato. L’ammissione di essere rimasto «eccessivamente segnato» dalla crisi finanziaria globale evidenzia un orientamento consapevole dei rischi, anche se Warsh mette in risalto la crescita strutturale, un boom degli investimenti trainato da «buone politiche» e l’IA come catalizzatore della domanda nel breve termine, con effetti incerti sull’occupazione. Nel complesso, l’enfasi sulla stabilità dei prezzi, sulle prossime riunioni del FOMC in cui «si farà chiarezza» e sulle ripercussioni globali suggerisce un orientamento cauto ma costruttivo, che mantiene intatte le aspettative favorevoli al dollaro senza assumere impegni preventivi sul percorso di politica monetaria per il resto del 2026.
L’FXS Fed Sentiment Index è rimasto invariato, con una variazione di 0,00 punti, a quota 127,51, un livello ancora nettamente restrittivo nonostante il punteggio leggermente più moderato assegnato al discorso dall’FXS Speechtracker. Questo dato stabile ed elevato suggerisce che i mercati continuino a giudicare restrittivo l’attuale orientamento di politica monetaria. L’attenzione di Warsh ai rischi relativi a produzione, occupazione, inflazione e stabilità finanziaria rafforza le aspettative che la Fed rimanga vigile, un contesto che dovrebbe continuare a sostenere il dollaro nei confronti delle principali valute.
Sul grafico giornaliero, EUR/USD mantiene un orientamento ribassista di breve termine, con il cambio a pronti frenato al di sotto della media mobile semplice (SMA) a 100 giorni. Le quotazioni restano anche sotto la linea centrale delle bande di Bollinger, rafforzando la pressione dall’alto, mentre la banda inferiore rappresenta il più vicino limite inferiore dell’intervallo di volatilità. L’indice di forza relativa (RSI), a 39,7, rimane sotto la soglia di 50, segnalando un debole slancio rialzista e favorendo ulteriori tentativi al ribasso, a meno che la coppia non riesca a riconquistare l’area della banda centrale.
Al rialzo, la prima resistenza si colloca sulla banda centrale di Bollinger, intorno a 1,1225, seguita dalla banda superiore vicino a 1,1315, mentre la SMA a 100 giorni a 1,1450 costituisce una barriera più distante e determinante per la tendenza. Al ribasso, la banda inferiore di Bollinger a 1,1140 offre il primo supporto significativo e una rottura netta al di sotto di questo livello aprirebbe la strada a una prosecuzione dell’attuale fase ribassista sul grafico giornaliero.
(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di IA. Scopri di più.)
L’euro è la valuta dei 20 Paesi dell’Unione europea che appartengono all’Eurozona. È la seconda valuta più scambiata al mondo dopo il dollaro statunitense. Nel 2022 ha rappresentato il 31% di tutte le transazioni sul mercato dei cambi, con un volume medio giornaliero di oltre 2.200 miliardi di dollari. EUR/USD è la coppia valutaria più scambiata al mondo e rappresenta, secondo le stime, il 30% di tutte le transazioni, seguita da EUR/JPY (4%), EUR/GBP (3%) ed EUR/AUD (2%).
La Banca centrale europea (BCE), con sede a Francoforte, in Germania, è la banca centrale dell’Eurozona. La BCE stabilisce i tassi di interesse e gestisce la politica monetaria. Il mandato principale della BCE è mantenere la stabilità dei prezzi, il che significa controllare l’inflazione oppure stimolare la crescita. Il suo strumento principale è l’aumento o la riduzione dei tassi di interesse. Tassi di interesse relativamente elevati, o l’aspettativa di tassi più alti, tendono a favorire l’euro, e viceversa. Il Consiglio direttivo della BCE prende le decisioni di politica monetaria in riunioni che si tengono otto volte l’anno. Le decisioni vengono prese dai governatori delle banche centrali nazionali dell’Eurozona e da sei membri permanenti, tra cui la presidente della BCE Christine Lagarde.
I dati sull’inflazione dell’Eurozona, misurata dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC), costituiscono un importante indicatore economico per l’euro. Se l’inflazione aumenta più del previsto, soprattutto se supera l’obiettivo del 2% della BCE, costringe quest’ultima ad aumentare i tassi di interesse per riportarla sotto controllo. Tassi di interesse relativamente elevati rispetto a quelli delle altre economie tendono a favorire l’euro, poiché rendono l’area più attraente per gli investitori globali che desiderano allocare i propri capitali.
I dati pubblicati misurano lo stato di salute dell’economia e possono incidere sull’euro. Indicatori come il PIL, gli indici PMI del settore manifatturiero e dei servizi, i dati sull’occupazione e le indagini sulla fiducia dei consumatori possono tutti influenzare la direzione della moneta unica. Un’economia solida favorisce l’euro. Non solo attira maggiori investimenti esteri, ma può anche incoraggiare la BCE ad aumentare i tassi di interesse, rafforzando direttamente l’euro. Al contrario, se i dati economici sono deboli, è probabile che l’euro scenda. I dati economici delle quattro maggiori economie dell’area euro (Germania, Francia, Italia e Spagna) sono particolarmente significativi, poiché rappresentano il 75% dell’economia dell’Eurozona.
Un altro dato importante per l’euro è la bilancia commerciale. Questo indicatore misura la differenza tra quanto un Paese ricava dalle esportazioni e quanto spende per le importazioni in un determinato periodo. Se un Paese produce beni destinati all’esportazione molto richiesti, la sua valuta acquisterà valore per effetto della sola domanda aggiuntiva generata dagli acquirenti esteri che desiderano comprare tali beni. Pertanto, un saldo commerciale positivo rafforza la valuta, mentre un saldo negativo produce l’effetto opposto.