
L’indice del clima di fiducia economica del sondaggio ZEW si è attestato ben al di sotto delle previsioni ed EUR/USD ha chiuso martedì su livelli pressoché invariati rispetto alla chiusura di venerdì, poco sotto 1,1250. Il cambio è salito da circa 1,1200 a poco sopra 1,1250: è la quinta volta questo mese che il massimo giornaliero supera tale livello.

L’indice ZEW è sceso a 18,5 in ottobre da 25,8, contro una previsione di 24,2. Il peggioramento delle prospettive di crescita dell’area euro depone contro ulteriori rialzi dei tassi da parte della Banca centrale europea (BCE). Tassi BCE più elevati sono il punto di forza dell’euro nel confronto con una Fed che sta ancora aumentando i propri.
La BCE dovrebbe mantenere il tasso sui depositi al 2,50% il 29 ottobre. Danske Bank prevede un ultimo rialzo a dicembre, fino a un picco del 2,75%, che lascerebbe comunque il tasso sui depositi quasi un punto percentuale al di sotto dell’inflazione di settembre, pari al 3,7%.
La presidente della BCE Lagarde interverrà mercoledì alle 16:30 GMT, dopo gli interventi, previsti nella prima parte della giornata, del capo economista della BCE Lane, del presidente della Bundesbank Nagel e del membro del Comitato esecutivo della BCE Cipollone. Seguirà il governatore della Banca d’Italia Panetta giovedì alle 12:15 GMT. Gli indici dei responsabili degli acquisti (PMI) di ottobre di Hamburg Commercial Bank saranno pubblicati venerdì alle 08:00 GMT e sono attesi a 52,8 sia per il settore manifatturiero sia per quello dei servizi.
Le richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti, in uscita giovedì alle 12:30 GMT, sono attese a 200 mila, dopo le precedenti 199 mila. I PMI statunitensi di S&P Global saranno pubblicati venerdì alle 13:45 GMT, meno di sei ore dopo quelli dell’area euro: i dati relativi a entrambe le economie del cambio EUR/USD arriveranno quindi nello stesso giorno.
Dal 2 ottobre EUR/USD oscilla tra poco sopra 1,1100 e poco sotto 1,1300, con il minimo toccato il 14 ottobre. La media mobile esponenziale (EMA) a 50 giorni, poco sotto 1,1400, e quella a 200 giorni, vicina a 1,1500, si trovano entrambe al di sopra di tale intervallo; EUR/USD rimane sotto entrambe da metà settembre.

L’euro è la valuta dei 20 Paesi dell’Unione europea che appartengono all’eurozona. È la seconda valuta più scambiata al mondo dopo il dollaro statunitense. Nel 2022 ha rappresentato il 31% di tutte le transazioni sul mercato dei cambi, con un volume medio giornaliero di scambi superiore a 2.200 miliardi di dollari. EUR/USD è la coppia valutaria più scambiata al mondo, con una quota stimata del 30% di tutte le transazioni, seguita da EUR/JPY (4%), EUR/GBP (3%) ed EUR/AUD (2%).
La Banca centrale europea (BCE), con sede a Francoforte, in Germania, è la banca centrale dell’eurozona. La BCE fissa i tassi di interesse e gestisce la politica monetaria. Il mandato principale della BCE è mantenere la stabilità dei prezzi, ossia controllare l’inflazione o stimolare la crescita. Il suo strumento principale è l’aumento o la riduzione dei tassi di interesse. Tassi relativamente elevati, o l’aspettativa di tassi più alti, tendono generalmente a favorire l’euro, e viceversa. Il Consiglio direttivo della BCE prende le decisioni di politica monetaria nel corso di riunioni che si tengono otto volte l’anno. Le decisioni sono prese dai governatori delle banche centrali nazionali dell’eurozona e da sei membri permanenti, tra cui la presidente della BCE, Christine Lagarde.
I dati sull’inflazione dell’eurozona, misurata dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC), rappresentano un importante indicatore economico per l’euro. Se l’inflazione aumenta più del previsto, soprattutto se supera l’obiettivo del 2% della BCE, costringe la banca centrale ad alzare i tassi di interesse per riportarla sotto controllo. Tassi di interesse relativamente elevati rispetto a quelli delle altre economie tendono generalmente a favorire l’euro, poiché rendono l’area più attraente per gli investitori internazionali che desiderano impiegare i propri capitali.
I dati pubblicati misurano lo stato di salute dell’economia e possono incidere sull’euro. Indicatori come il PIL, i PMI manifatturieri e dei servizi, l’occupazione e i sondaggi sulla fiducia dei consumatori possono tutti influenzare la direzione della moneta unica. Un’economia forte favorisce l’euro. Non solo attira maggiori investimenti esteri, ma può anche incoraggiare la BCE ad alzare i tassi di interesse, rafforzando direttamente l’euro. Al contrario, se i dati economici sono deboli, è probabile che l’euro scenda. I dati economici delle quattro maggiori economie dell’area euro (Germania, Francia, Italia e Spagna) sono particolarmente significativi, poiché questi Paesi rappresentano il 75% dell’economia dell’eurozona.
Un altro dato significativo per l’euro è quello della bilancia commerciale. Questo indicatore misura la differenza tra quanto un Paese ricava dalle esportazioni e quanto spende per le importazioni in un determinato periodo. Se un Paese produce beni destinati all’esportazione molto richiesti, la sua valuta si apprezzerà per effetto della sola domanda aggiuntiva generata dagli acquirenti esteri che intendono acquistare tali beni. Pertanto, un saldo positivo della bilancia commerciale rafforza una valuta, mentre un saldo negativo ha l’effetto opposto.