La BoJ dovrebbe alzare i tassi a dicembre, non a ottobre: sondaggio Reuters

Un sondaggio Reuters ha rivelato che la maggioranza degli economisti si aspetta che la Banca del Giappone aumenti i tassi nella riunione di dicembre, segnando il terzo rialzo da giugno.

Il conflitto tra Stati Uniti e Iran e la guerra tra Russia e Ucraina hanno spinto al rialzo i prezzi dell’energia, con il petrolio che ha superato i 100 dollari al barile nel corso dell’anno. Un numero crescente di previsori si aspetta almeno due rialzi dei tassi nel 2027, poiché il Giappone, importatore netto di energia, deve far fronte all’aumento dei prezzi e all’indebolimento dello yen.

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Junko Koeda, membro della BoJ, ha affermato che la banca centrale non dovrebbe diventare eccessivamente prudente nell’aumentare i tassi, alla luce dei significativi rischi al rialzo per l’inflazione.

Il sondaggio ha mostrato che, su 78 analisti, 54 si aspettano un rialzo dei tassi a dicembre, mentre a ottobre si prevede che la BoJ li mantenga invariati.

Alcune fonti hanno riferito a Reuters che molti esponenti della BoJ preferiscono esaminare ulteriori dati sugli effetti dei precedenti rialzi sulle condizioni finanziarie.

Per il 2027, 39 analisti su 65, pari al 60%, si aspettano che la BoJ porti i tassi all’1,75% verso la fine di giugno, secondo quanto emerso dal sondaggio.

Domande frequenti sulla Banca del Giappone

La Banca del Giappone (BoJ) è la banca centrale giapponese, responsabile della politica monetaria del Paese. Il suo mandato consiste nell’emettere banconote e nell’esercitare il controllo valutario e monetario per garantire la stabilità dei prezzi, con un obiettivo di inflazione intorno al 2%.

Nel 2013 la Banca del Giappone ha avviato una politica monetaria ultraespansiva per stimolare l’economia e sostenere l’inflazione in un contesto di bassa crescita dei prezzi. La politica della banca si basa sull’allentamento quantitativo e qualitativo (QQE), ovvero sull’emissione di moneta per acquistare attività, come titoli di Stato o obbligazioni societarie, e immettere liquidità. Nel 2016 la banca ha rafforzato questa strategia e allentato ulteriormente la politica monetaria, introducendo dapprima tassi di interesse negativi e poi controllando direttamente il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni. Nel marzo 2024 la BoJ ha alzato i tassi di interesse, abbandonando di fatto l’orientamento di politica monetaria ultraespansiva.

Il massiccio stimolo monetario della banca ha provocato un deprezzamento dello yen rispetto alle principali altre valute. Questo processo si è accentuato nel 2022 e nel 2023 a causa della crescente divergenza tra la politica della Banca del Giappone e quella delle altre principali banche centrali, che hanno scelto di aumentare nettamente i tassi di interesse per contrastare livelli di inflazione ai massimi da decenni. La politica della BoJ ha ampliato il differenziale dei tassi di interesse rispetto alle altre valute, spingendo al ribasso il valore dello yen. Questa tendenza si è parzialmente invertita nel 2024, quando la BoJ ha deciso di abbandonare il proprio orientamento ultraespansivo.

L’indebolimento dello yen e l’impennata dei prezzi globali dell’energia hanno fatto salire l’inflazione giapponese, che ha superato l’obiettivo del 2% della BoJ. Anche la prospettiva di un aumento dei salari nel Paese – un fattore chiave che alimenta l’inflazione – ha contribuito alla decisione.