Logan della Fed chiede altri due rialzi dei tassi; una pausa non cambierà il percorso

Venerdì, la presidente della Federal Reserve di Dallas, Lorie Logan, ha dichiarato che sono necessari «almeno altri due rialzi dei tassi di un quarto di punto percentuale». Ha aggiunto che saltare un rialzo «non cambia il punto di arrivo della politica monetaria» e che adeguare i tassi di interesse «gradualmente» riduce i rischi di un brusco deterioramento dell'economia.

Logan ha aggiunto che è «inaccettabile» che l'inflazione stia aumentando e che, dopo un aumento dei tassi di 50 punti base, «una pausa avrebbe senso» per determinare il percorso da seguire.

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Punti salienti:

La Fed deve effettuare almeno altri due rialzi dei tassi di un quarto di punto percentuale

Saltare un rialzo in una riunione non cambia il punto di arrivo della politica monetaria

Adeguare gradualmente la politica monetaria può ridurre i rischi di un brusco deterioramento dell'economia

Un adeguamento graduale della politica monetaria aiuta famiglie, imprese e investitori ad adattarsi a tassi più elevati

L'obiettivo finale è rendere la politica monetaria moderatamente restrittiva

Chiarire il livello finale del tasso ufficiale aiuta l'economia ad adattarsi e a beneficiare della decisione di saltare un rialzo

È «inaccettabile» che l'inflazione non stia tornando verso l'obiettivo del 2% della Fed

Dopo rialzi dei tassi per 50 punti base, una pausa avrebbe senso per stabilire quali ulteriori interventi siano opportuni

Le condizioni finanziarie stanno sostenendo l'economia

Tassi di mercato più elevati segnalano che gli investitori ritengono che la politica monetaria abbia ancora del lavoro da fare

I tassi a lungo termine sono saliti, ma non frenano l'economia quanto ci si potrebbe aspettare

La crescita economica è forte e la spesa per consumi è solida

Il mercato del lavoro è equilibrato, forse si sta facendo un po' più teso

Domande frequenti sulla Fed

La politica monetaria negli Stati Uniti è definita dalla Federal Reserve (Fed). La Fed ha un duplice mandato: garantire la stabilità dei prezzi e favorire la piena occupazione. Il suo strumento principale per raggiungere questi obiettivi è la variazione dei tassi di interesse. Quando i prezzi aumentano troppo rapidamente e l'inflazione supera l'obiettivo del 2% della Fed, la banca centrale alza i tassi di interesse, aumentando il costo del credito in tutta l'economia. Ciò rafforza il dollaro statunitense (USD), poiché rende gli Stati Uniti una destinazione più attraente per i capitali degli investitori internazionali. Quando l'inflazione scende sotto il 2% o il tasso di disoccupazione è troppo elevato, la Fed può abbassare i tassi di interesse per incentivare il ricorso al credito, esercitando pressioni sul biglietto verde.

La Federal Reserve (Fed) tiene otto riunioni di politica monetaria all'anno, durante le quali il Federal Open Market Committee (FOMC) valuta le condizioni economiche e prende decisioni di politica monetaria. Alle riunioni del FOMC partecipano dodici esponenti della Fed: i sette membri del Consiglio dei governatori, il presidente della Federal Reserve Bank di New York e quattro degli altri undici presidenti delle banche regionali della Federal Reserve, con mandati annuali a rotazione.

In situazioni estreme, la Federal Reserve può ricorrere a una politica chiamata allentamento quantitativo (Quantitative Easing, QE). Il QE è il processo attraverso il quale la Fed aumenta sensibilmente il flusso di credito in un sistema finanziario bloccato. È una misura di politica monetaria non convenzionale utilizzata durante le crisi o quando l'inflazione è estremamente bassa. È stato lo strumento privilegiato dalla Fed durante la grande crisi finanziaria del 2008. Consiste nella creazione di nuovi dollari da parte della Fed, che li utilizza per acquistare obbligazioni di elevata qualità creditizia dagli istituti finanziari. Il QE solitamente indebolisce il dollaro statunitense.

La stretta quantitativa (Quantitative Tightening, QT) è il processo inverso al QE: la Federal Reserve interrompe gli acquisti di obbligazioni dagli istituti finanziari e non reinveste in nuove obbligazioni il capitale rimborsato alla scadenza dei titoli che detiene. Solitamente ha un effetto positivo sul valore del dollaro statunitense.