
Il dollaro statunitense (USD) si è mosso senza una direzione chiara all’interno di un intervallo, faticando a invertire la correzione settimanale, mentre gli operatori di mercato hanno continuato a valutare gli sviluppi geopolitici in un clima di persistente calma in attesa della Fed.
L’indice del dollaro statunitense (DXY) ha oscillato in un intervallo ristretto, alternando rialzi e ribassi nella fascia 101,80-101,60. Sono attese le consuete richieste iniziali settimanali di sussidio di disoccupazione, insieme all’indice anticipatore del Conference Board.

EUR/USD ha registrato una lieve flessione, avvicinandosi all’area di supporto di 1,1200, in un contesto di generale assenza di direzionalità sul mercato dei cambi. I prossimi appuntamenti di rilievo nel calendario economico dell’area euro saranno la stima preliminare della fiducia dei consumatori e l’intervento di Panetta della BCE.
GBP/USD è riuscito a consolidare i guadagni di martedì, superando brevemente la barriera di 1,3400 e registrando un modesto rialzo nella giornata. Nel Regno Unito saranno pubblicati l’indice CBI sull’ottimismo delle imprese e i dati CBI sugli ordini industriali.
USD/JPY ha subito ulteriori pressioni ribassiste, tornando sotto quota 158,00 e ampliando il calo del giorno precedente. In Giappone sono attesi i dati settimanali sugli investimenti in obbligazioni estere.
AUD/USD è salito per il quarto giorno consecutivo, proseguendo il rialzo dopo il recente superamento della soglia di 0,7000. I prossimi dati in calendario in Australia saranno le stime preliminari degli indici PMI manifatturiero e dei servizi di S&P Global, in pubblicazione il 23 ottobre.
I futures sul WTI con scadenza più vicina hanno subito ulteriori pressioni di vendita, scambiando a breve distanza dalla soglia di 96,00 dollari al barile, sempre in un contesto di persistenti speranze di una soluzione diplomatica al confronto tra Stati Uniti e Iran.
L’oro è riuscito a ritrovare una certa stabilità e a mettere a segno discreti guadagni, tornando a mettere alla prova la soglia di 4.150 dollari per oncia troy. Il rimbalzo del metallo giallo ha fatto seguito a lievi perdite del dollaro statunitense e a un andamento contrastato dei rendimenti dei Treasury USA lungo la curva.