Forex oggi: non si prevedono sorprese dalla Fed

Il dollaro statunitense (USD) ha dato seguito al clima positivo di lunedì, portandosi in prossimità di nuovi massimi di due settimane, sulla scia dell’andamento contrastato dei rendimenti dei Treasury statunitensi e del perdurare della cautela sui mercati globali in vista della riunione della Fed.

L’indice del dollaro statunitense (DXY) ha ulteriormente consolidato il recente superamento della resistenza chiave di 102,00, raggiungendo nuovi massimi di due settimane. La riunione del FOMC sarà al centro dell’attenzione, seguita dalla consueta conferenza stampa del presidente Warsh. Sul fronte dei dati, sono attese le consuete rilevazioni MBA sulle richieste di mutui, seguite dai dati preliminari sulla bilancia commerciale dei beni, dalle scorte all’ingrosso e dal rapporto settimanale dell’EIA sulle scorte di greggio statunitensi.

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EUR/USD ha subito ulteriori pressioni di vendita, arretrando verso i minimi di due settimane in prossimità di 1,1130. L’unico dato in uscita nel calendario economico tedesco sarà l’indice GfK sulla fiducia dei consumatori.

GBP/USD è arretrato per il terzo giorno consecutivo, avvicinandosi all’area chiave di 1,3300, sui minimi di cinque giorni. La legge di bilancio autunnale sarà il principale appuntamento nel calendario britannico.

Un’altra solida performance ha spinto USD/JPY a ridosso della barriera di 15800, sui massimi di tre giorni. I prossimi appuntamenti in Giappone saranno i consueti dati settimanali sugli investimenti in obbligazioni estere e la rilevazione sulla fiducia dei consumatori, tutti in programma il 29 ottobre.

AUD/USD ha sovraperformato le altre coppie legate alla propensione al rischio, raggiungendo nuovi massimi di cinque settimane al di sopra del livello chiave di 0,7000. L’attenzione sul calendario australiano sarà rivolta principalmente alla pubblicazione dei dati sull’inflazione di settembre.

I futures sul WTI con la scadenza più vicina (contratto di dicembre) hanno subito ulteriori pressioni, mettendo alla prova la soglia di 99,00 dollari al barile e proseguendo il ritracciamento di lunedì, mentre gli operatori continuano a valutare le speranze di una soluzione diplomatica al conflitto tra Stati Uniti e Iran legato allo Stretto di Hormuz.

L’oro ha acquisito notevole slancio, proseguendo il rialzo di lunedì e raggiungendo i massimi di tre giorni, ancora più al di sopra della soglia chiave di 4.000 dollari per oncia troy. Il calo dei prezzi del greggio e l’andamento contrastato dei rendimenti dei Treasury statunitensi sembrano aver offerto un certo sostegno al metallo prezioso nella giornata di martedì.