Il WTI mantiene i guadagni sopra i 90,00 dollari mentre persistono le tensioni tra Stati Uniti e Iran, ma manca di convinzione rialzista

  • Il WTI attira alcuni acquisti per il secondo giorno consecutivo, ma il potenziale di rialzo resta limitato.
  • Lo stallo tra Stati Uniti e Iran mantiene il premio per il rischio geopolitico e sostiene la materia prima.
  • Anche gli operatori sembrano esitanti e preferiscono restare alla finestra in attesa del cruciale rapporto statunitense sui NFP.

Venerdì il West Texas Intermediate (WTI), il greggio di riferimento statunitense, guadagna terreno per il secondo giorno consecutivo, proseguendo il recupero dal livello di 86,00 $, il minimo da oltre due mesi toccato il giorno precedente. La materia prima non mostra tuttavia una solida convinzione rialzista e attualmente viene scambiata appena sopra la soglia psicologica di 90,00 $, in rialzo di circa lo 0,50% nella giornata, in un contesto di incertezza geopolitica.

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Giovedì il presidente Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero dover distruggere ciò che resta dell’Iran, aggiungendo che si saprà abbastanza presto se passerà all’azione. Inoltre, Stati Uniti e Iran restano divisi sul programma nucleare di Teheran. Trump ha infatti affermato che l’Iran non può fare nulla in relazione al proprio programma nucleare senza l’approvazione degli Stati Uniti. Persistono inoltre le minacce al traffico commerciale, nonostante la ripresa delle spedizioni di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz. Ciò mantiene il premio per il rischio geopolitico e sostiene i prezzi del petrolio greggio.

Nel frattempo, la netta vittoria dei Democratici alle elezioni statunitensi di metà mandato ha ridimensionato le aspettative che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump riprenda gli attacchi militari contro l’Iran. Mercoledì Chuck Schumer, leader dei Democratici al Senato, si è infatti impegnato a premere per porre fine alla guerra con l’Iran e ha dichiarato che il suo partito potrebbe sfruttare il controllo sui finanziamenti governativi per perseguire tale obiettivo. Questo mantiene vive le speranze di una soluzione diplomatica che ponga fine alla guerra tra Stati Uniti e Iran, in corso da otto mesi, e potrebbe scoraggiare gli operatori rialzisti dall’assumere posizioni aggressive, limitando qualsiasi rialzo significativo dei prezzi del greggio.

La materia prima resta comunque avviata a registrare pesanti perdite settimanali, pari a circa il 12%, e rimane in balia degli ulteriori sviluppi della crisi in Medio Oriente. Inoltre, il rapporto statunitense sull’occupazione nei settori non agricoli, comunemente noto come Nonfarm Payrolls (NFP), in uscita più tardi durante la sessione nordamericana, potrebbe alimentare una certa volatilità sui mercati finanziari e creare opportunità di trading a breve termine sul petrolio.

Grafico giornaliero del WTI

Chart Analysis WTI US OIL

Analisi tecnica

Il WTI mantiene un’impostazione favorevole nel breve termine al di sopra della media mobile semplice (SMA) a 200 giorni, situata a 86,10 $, e ha recentemente superato il ritracciamento di Fibonacci del 38,2% dell’ampio movimento rialzista, a 89,88 $, trasformando quest’area in una zona di domanda immediatamente sottostante. La prossima resistenza si colloca in corrispondenza del livello di Fibonacci del 23,6%, a 95,31 $, prima del massimo del ciclo, punto di riferimento intorno a 104,09 $, che rappresenta un obiettivo rialzista più lontano.

Al ribasso, il primo supporto si individua nella zona di 89,88 $, in corrispondenza del ritracciamento di Fibonacci del 38,2%, seguito dalla confluenza tra la SMA a 200 giorni e il vicino ritracciamento del 50%, nella fascia 86,10–85,49 $, dove ci si attende un ritorno degli acquirenti in caso di una correzione più profonda.

(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)

Domande frequenti sul petrolio WTI

Il petrolio WTI è un tipo di greggio venduto sui mercati internazionali. WTI è l’acronimo di West Texas Intermediate, una delle tre principali tipologie di greggio insieme al Brent e al Dubai. Il WTI viene anche definito «leggero» e «dolce» per la densità e il contenuto di zolfo relativamente bassi, rispettivamente. È considerato un petrolio di alta qualità, facile da raffinare. Viene estratto negli Stati Uniti e distribuito attraverso il polo di Cushing, considerato «il crocevia mondiale degli oleodotti». È un riferimento per il mercato petrolifero e il prezzo del WTI viene citato frequentemente dai media.

Come per tutte le attività finanziarie, domanda e offerta sono i principali fattori che determinano il prezzo del petrolio WTI. La crescita globale può quindi stimolare un aumento della domanda, mentre una crescita globale debole può avere l’effetto opposto. Instabilità politica, guerre e sanzioni possono interrompere l’offerta e incidere sui prezzi. Anche le decisioni dell’OPEC, un gruppo di importanti Paesi produttori di petrolio, sono un fattore determinante per i prezzi. Il valore del dollaro statunitense influenza il prezzo del greggio WTI, poiché il petrolio viene scambiato prevalentemente in dollari statunitensi: un dollaro più debole può quindi rendere il petrolio più conveniente, e viceversa.

I rapporti settimanali sulle scorte petrolifere pubblicati dall’American Petroleum Institute (API) e dall’Energy Information Agency (EIA) incidono sul prezzo del petrolio WTI. Le variazioni delle scorte riflettono le oscillazioni della domanda e dell’offerta. Se i dati mostrano un calo delle scorte, ciò può indicare un aumento della domanda, spingendo al rialzo il prezzo del petrolio. Scorte più elevate possono riflettere un aumento dell’offerta, spingendo i prezzi al ribasso. Il rapporto dell’API viene pubblicato ogni martedì e quello dell’EIA il giorno successivo. I risultati sono generalmente simili, con uno scarto non superiore all’1% nel 75% dei casi. I dati dell’EIA sono considerati più affidabili, poiché si tratta di un’agenzia governativa.

L’OPEC (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) è un gruppo di 12 nazioni produttrici di petrolio che decidono collettivamente le quote di produzione dei Paesi membri durante riunioni che si tengono due volte l’anno. Le loro decisioni incidono spesso sui prezzi del petrolio WTI. Quando l’OPEC decide di ridurre le quote, può contrarre l’offerta, spingendo al rialzo i prezzi del petrolio. Quando aumenta la produzione, si verifica l’effetto opposto. OPEC+ indica un gruppo allargato che comprende altri dieci Paesi non appartenenti all’OPEC, il più importante dei quali è la Russia.

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