L’euro perde metà dei guadagni legati alla diplomazia tra Stati Uniti e Iran

  • EUR/USD tocca i massimi dal 22 ottobre, poi ripiega sotto 1,1200.
  • L’euro guadagna più della sterlina, mentre petrolio greggio e dollaro scendono entrambi.
  • Mercoledì sarà pubblicato il dato sull’inflazione di ottobre nell’area euro, atteso al 3,9%.

Circa metà del rialzo dell’euro, sostenuto dall’indebolimento del dollaro, è già stata riassorbita. EUR/USD è salito da un minimo di seduta appena sopra 1,1150 fino a poco sotto 1,1250, il livello più alto dal 22 ottobre, per poi ripiegare appena sotto 1,1200. Durante la salita ha superato il massimo di venerdì e ora è tornato a muoversi all’interno dell’intervallo di quella seduta.

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Il petrolio greggio è sceso dopo che il presidente Trump ha lasciato intendere di voler concedere più tempo alla diplomazia con l’Iran, e il dollaro è calato di pari passo, perdendo più terreno contro l’euro che contro la sterlina. Turner, responsabile globale dei mercati di ING, prevede che l’indice del dollaro continui a oscillare intorno a 102,00; l’euro rappresenta oltre la metà del peso dell’indice.

Escriva, membro del Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE), ha dichiarato che lo shock dei prezzi di petrolio e gas è stato superiore alle attese, mentre il greggio scendeva durante il suo intervento. Ha affermato che non vi sono ancora segnali di una trasmissione dei costi energetici agli altri prezzi, mentre il governatore della Banque de France, Moulin, ha definito moderato l’impatto sull’economia nel suo complesso. EUR/USD è tornato sotto 1,1200 durante i loro interventi.

Gli appuntamenti in calendario

Il dato sull’inflazione di ottobre nell’area euro sarà pubblicato mercoledì alle 10:00 GMT ed è atteso al 3,9%, dal precedente 3,8%, mentre l’inflazione di fondo è prevista stabile al 2,5%. La presidente della BCE Lagarde interverrà giovedì alle 16:00 GMT. Entrambi gli appuntamenti contribuiranno a orientare la decisione di dicembre della BCE sul tasso sui depositi, attualmente al 2,50%, che costituisce il versante europeo del differenziale dei tassi.

Negli Stati Uniti, l’indice dei servizi dell’Institute for Supply Management (ISM) sarà pubblicato mercoledì alle 15:00 GMT ed è atteso a 54,8, dal precedente 54,9. Seguirà venerdì alle 13:30 GMT il rapporto di ottobre sull’occupazione non agricola (Nonfarm Payrolls, NFP), per il quale si prevede un aumento di 65.000 posti di lavoro. Entrambi i dati contribuiranno a determinare se la Fed alzerà il tasso dall’attuale intervallo del 3,75%-4,00%, dopo averlo lasciato invariato il 28 ottobre.

Il quadro tecnico

Dall’inizio di ottobre EUR/USD si muove tra poco sopra 1,1100 e poco sotto 1,1300, dopo essere sceso da livelli appena superiori a 1,1700 a fine agosto. Da metà settembre il cambio si mantiene sotto la media mobile esponenziale (EMA) a 50 giorni, che si trova appena sopra 1,1300, mentre quella a 200 giorni è poco sotto 1,1500.


Grafico EUR/USD a 5 minuti


Grafico giornaliero EUR/USD



Domande frequenti sull’euro

L’euro è la valuta dei 20 Paesi dell’Unione europea che fanno parte dell’Eurozona. È la seconda valuta più scambiata al mondo dopo il dollaro statunitense. Nel 2022 ha rappresentato il 31% di tutte le transazioni sul mercato dei cambi, con un volume medio giornaliero di oltre 2.200 miliardi di dollari. EUR/USD è la coppia valutaria più scambiata al mondo, con una quota stimata del 30% di tutte le transazioni, seguita da EUR/JPY (4%), EUR/GBP (3%) ed EUR/AUD (2%).

La Banca centrale europea (BCE), con sede a Francoforte, in Germania, è la banca centrale dell’Eurozona. La BCE fissa i tassi di interesse e gestisce la politica monetaria. Il mandato principale della BCE è mantenere la stabilità dei prezzi, il che significa contenere l’inflazione oppure stimolare la crescita. Il suo strumento principale è l’aumento o la riduzione dei tassi di interesse. Tassi relativamente elevati, o l’aspettativa di tassi più alti, tendono a favorire l’euro, e viceversa. Il Consiglio direttivo della BCE prende le decisioni di politica monetaria in riunioni che si tengono otto volte all’anno. Le decisioni sono assunte dai governatori delle banche centrali nazionali dell’Eurozona e da sei membri permanenti, tra cui la presidente della BCE, Christine Lagarde.

I dati sull’inflazione dell’Eurozona, misurata dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC), sono un importante indicatore economico per l’euro. Se l’inflazione aumenta più del previsto, soprattutto se supera l’obiettivo del 2% della BCE, costringe la banca centrale ad alzare i tassi di interesse per riportarla sotto controllo. Tassi di interesse relativamente elevati rispetto a quelli delle altre economie tendono a favorire l’euro, poiché rendono l’area più attraente per gli investitori internazionali che cercano una destinazione per i propri capitali.

I dati pubblicati misurano lo stato di salute dell’economia e possono incidere sull’euro. Indicatori come il PIL, gli indici PMI manifatturieri e dei servizi, l’occupazione e le indagini sulla fiducia dei consumatori possono tutti influenzare l’andamento della moneta unica. Un’economia solida favorisce l’euro. Non solo attira più investimenti esteri, ma può anche incoraggiare la BCE ad alzare i tassi di interesse, rafforzando direttamente la valuta. Al contrario, se i dati economici sono deboli, è probabile che l’euro scenda. I dati economici delle quattro maggiori economie dell’area euro (Germania, Francia, Italia e Spagna) sono particolarmente significativi, poiché questi Paesi rappresentano il 75% dell’economia dell’Eurozona.

Un altro dato importante per l’euro è la bilancia commerciale. Questo indicatore misura la differenza tra quanto un Paese ricava dalle esportazioni e quanto spende per le importazioni in un determinato periodo. Se un Paese produce beni da esportazione molto richiesti, la sua valuta si apprezzerà per effetto della sola domanda aggiuntiva generata dagli acquirenti esteri che desiderano acquistare tali beni. Pertanto, un saldo commerciale positivo rafforza una valuta, mentre un saldo negativo produce l’effetto opposto.