L’euro scende sotto 1,1250, sotto pressione per le proteste in Francia e i rischi per i conti pubblici

  • EUR/USD scende intorno a 1,1225 nelle prime ore della sessione asiatica di mercoledì.
  • Gli operatori restano cauti sull’euro, mentre la Francia fa i conti con proteste diffuse e rischi per i conti pubblici.
  • La Fed probabilmente manterrà invariati i tassi questo mese, per poi riprendere la stretta monetaria più avanti nel corso dell’anno.

La coppia EUR/USD perde terreno, portandosi vicino a 1,1225 nelle prime ore di contrattazione asiatiche di mercoledì. L’euro (EUR) si indebolisce nei confronti del dollaro statunitense (USD), mentre le proteste in Francia e le tensioni sui conti pubblici mantengono cauti gli operatori. Nel corso della giornata sono previsti gli interventi di diversi esponenti della Banca centrale europea (BCE), tra cui la presidente Christine Lagarde, Philip Lane, Joachim Nagel e Piero Cipollone.

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Secondo quanto riportato da CNBC, un funzionario francese dispiegherà alcune unità militari per contribuire a mantenere l’ordine durante una nuova ondata di proteste attesa questo fine settimana. Anche il primo ministro francese Sébastien Lecornu ha dichiarato che saranno introdotti nuovi coprifuoco «dove la situazione lo richiederà».

«Le preoccupazioni per la Francia non si dissiperanno tanto presto», ha dichiarato Tommy von Brömsen, stratega valutario di Handelsbanken. «La visione ribassista sulla Francia persisterà ancora per un po’, e il mercato deve ancora scontare un ulteriore, significativo indebolimento dell’euro», ha aggiunto Tommy.

Oltreoceano, i mercati valutano la prossima mossa della Federal Reserve (Fed), dopo che a settembre ha alzato i tassi per la prima volta dal 2023. Il presidente della Fed Kevin Warsh ha indicato che non avrebbe «anticipato l’esito» delle riunioni, mentre la maggior parte dei responsabili della politica monetaria della Fed ha previsto almeno un altro rialzo quest’anno.

Secondo lo strumento FedWatch del CME, gli operatori scontano ora una probabilità di circa il 16,1% di un ulteriore rialzo di un quarto di punto percentuale alla riunione della Fed del 27-28 ottobre. Per la riunione di politica monetaria di dicembre, attribuiscono una probabilità superiore al 90% a un rialzo dei tassi.

L’euro sottoperforma: persistono le tensioni sui titoli di Stato dell’Eurozona nonostante il miglioramento dell’indagine tedesca

Gli strateghi di Scotiabank osservano che l’euro sottoperforma nella giornata, con l’EUR che «resta indietro rispetto alle altre principali valute», mentre le persistenti tensioni sui mercati dei titoli di Stato dell’Eurozona pesano sul clima di fiducia. Sottolineano che lo «spread OAT/Bund a 10 anni resta elevato, vicino a 150 punti base, riflettendo le tensioni sociali e di bilancio in Francia», a conferma del persistente premio per il rischio incorporato nel debito francese.

Sul fronte dei dati, Scotiabank richiama l’attenzione sull’indagine ZEW di ottobre per la Germania, che «ha evidenziato un netto miglioramento dell’indice sulla situazione attuale, ancora debole (-35,9 contro il -44,5 atteso e il -47,1 di settembre), ma un certo indebolimento della componente relativa alle aspettative (a 28,1 da 33)». La banca avverte che questa «indagine tra i professionisti della finanza tende a essere fortemente influenzata dall’andamento dei mercati, più che dagli sviluppi economici», ma conclude che «nel complesso indica che l’economia resta in una fase di “lenta ripresa”», limitando lo spazio per un rimbalzo più deciso dell’euro.

Warsh cauto sulle cicatrici della crisi, ma ottimista sul boom degli investimenti e sull’IA

Il presidente della Fed Warsh ha adottato un tono moderatamente costruttivo, con un punteggio FXS Speechtracker pari a 5,6/10, leggermente inferiore alla media storica di 6,1/10 e indicativo di un apporto solo modesto di nuove informazioni per i mercati. L’ammissione di essere rimasto «eccessivamente segnato» dalla crisi finanziaria globale evidenzia una persistente propensione a vigilare sulla stabilità finanziaria. Al contempo, Warsh pone l’accento sulla crescita strutturale, sul boom degli investimenti e sul ruolo positivo dell’IA per i dati e per la fiducia nelle decisioni di politica monetaria, rifiutandosi però di vincolarsi in anticipo sulle decisioni di ottobre e dicembre. Nel complesso, il discorso bilancia l’ottimismo sull’economia reale e sulla tecnologia con una chiara riluttanza ad anticipare il percorso della politica monetaria, lasciando gli operatori sul dollaro concentrati sulle prossime riunioni del FOMC come «momento di chiarimento».

L’indice FXS Fed Sentiment è rimasto invariato, con una variazione di 0,00 punti, attestandosi a un livello ancora restrittivo di 127,51. Ciò conferma che il discorso non ha modificato in misura sostanziale la percezione dell’orientamento di politica monetaria, nonostante il punteggio FXS Speechtracker leggermente più basso. Con l’indice saldamente sopra quota 100, la Fed resta in territorio restrittivo e la combinazione di crescita strutturale, boom degli investimenti e fiducia nei dati alimentata dall’IA continua a sostenere il sentiment sul dollaro, anche in assenza di un ulteriore segnale restrittivo.

Chart Analysis EUR/USD


Analisi tecnica: EUR/USD mantiene un’impostazione ribassista sotto la SMA a 100 giorni

Sul grafico giornaliero, EUR/USD mantiene un orientamento ribassista nel breve termine, poiché il cambio a pronti resta al di sotto della media mobile semplice (SMA) a 100 giorni e della banda centrale di Bollinger a 20 giorni. Il prezzo si trova anche al di sotto della banda superiore di Bollinger, rafforzando l’ipotesi di un consolidamento con inclinazione ribassista all’interno delle bande. L’indice di forza relativa (RSI) a 14 periodi, intorno a 40, rimane sotto la linea neutrale di 50, segnalando uno slancio rialzista contenuto.

Al rialzo, la prima resistenza si colloca in corrispondenza della SMA di Bollinger a 20 giorni, intorno a 1,1250, seguita dalla banda superiore vicino a 1,1392 e dalla più significativa SMA a 100 giorni a 1,1460, che limita i tentativi di recupero più ampi. Al ribasso, la banda inferiore di Bollinger, intorno a 1,1115, costituisce il prossimo supporto di rilievo. Una rottura duratura sotto tale livello aprirebbe probabilmente la strada a una discesa più profonda verso i precedenti minimi ciclici.

(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di IA. Scopri di più.)

Domande frequenti sull’euro

L’euro è la valuta dei 20 Paesi dell’Unione europea che fanno parte dell’Eurozona. È la seconda valuta più scambiata al mondo dopo il dollaro statunitense. Nel 2022 ha rappresentato il 31% di tutte le transazioni sul mercato dei cambi, con un volume medio giornaliero superiore a 2.200 miliardi di dollari. EUR/USD è la coppia valutaria più scambiata al mondo e rappresenta circa il 30% di tutte le transazioni, seguita da EUR/JPY (4%), EUR/GBP (3%) ed EUR/AUD (2%).

La Banca centrale europea (BCE), con sede a Francoforte, in Germania, è la banca centrale dell’Eurozona. La BCE stabilisce i tassi di interesse e gestisce la politica monetaria. Il mandato principale della BCE è mantenere la stabilità dei prezzi, il che significa controllare l’inflazione oppure stimolare la crescita. Il suo strumento principale è l’aumento o la riduzione dei tassi di interesse. Tassi di interesse relativamente elevati, o l’aspettativa di tassi più alti, tendono a favorire l’euro, e viceversa. Il Consiglio direttivo della BCE prende le decisioni di politica monetaria nel corso di riunioni che si tengono otto volte all’anno. Le decisioni sono assunte dai governatori delle banche centrali nazionali dell’Eurozona e da sei membri permanenti, tra cui la presidente della BCE Christine Lagarde.

I dati sull’inflazione dell’Eurozona, misurata dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC), sono un importante indicatore economico per l’euro. Se l’inflazione aumenta più del previsto, soprattutto se supera l’obiettivo del 2% della BCE, costringe la banca centrale ad alzare i tassi di interesse per riportarla sotto controllo. Tassi di interesse relativamente elevati rispetto a quelli delle altre economie tendono a favorire l’euro, poiché rendono l’area più attraente per gli investitori internazionali che desiderano impiegare i propri capitali.

I dati pubblicati misurano lo stato di salute dell’economia e possono incidere sull’euro. Indicatori quali il PIL, gli indici PMI manifatturieri e dei servizi, l’occupazione e le indagini sulla fiducia dei consumatori possono tutti influenzare l’andamento della moneta unica. Un’economia solida favorisce l’euro. Non solo attira maggiori investimenti esteri, ma può anche incoraggiare la BCE ad alzare i tassi di interesse, rafforzando direttamente l’euro. Al contrario, se i dati economici sono deboli, è probabile che l’euro si deprezzi. I dati economici delle quattro maggiori economie dell’area euro (Germania, Francia, Italia e Spagna) sono particolarmente significativi, poiché queste rappresentano il 75% dell’economia dell’Eurozona.

Un altro dato significativo per l’euro è la bilancia commerciale. Questo indicatore misura la differenza tra quanto un Paese ricava dalle esportazioni e quanto spende per le importazioni in un determinato periodo. Se un Paese produce beni destinati all’esportazione molto richiesti, la sua valuta si apprezzerà per effetto della domanda aggiuntiva generata dagli acquirenti esteri che desiderano acquistare tali beni. Pertanto, un saldo commerciale positivo rafforza una valuta, mentre un saldo negativo produce l’effetto opposto.