Il dollaro neozelandese si deprezza mentre il dollaro USA si rafforza in attesa dei dati sull’occupazione non agricola

  • NZD/USD si deprezza in un clima di cautela in vista della pubblicazione dei dati sull’occupazione non agricola statunitense.
  • Il calo dei rendimenti obbligazionari statunitensi e dei prezzi del petrolio, insieme alle aspettative di una vittoria netta dei Democratici, contribuisce a contenere il rafforzamento generalizzato dell’USD.
  • I deboli dati sull’occupazione interna e l’incertezza legata alle imminenti elezioni continuano a pesare sul dollaro neozelandese.

NZD/USD resta sotto pressione per il secondo giorno consecutivo e viene scambiato intorno a 0,5560 durante la sessione europea di venerdì. La coppia si deprezza mentre il dollaro statunitense (USD) trova sostegno nel diffuso clima di cautela sui mercati. Gli investitori attendono con grande attenzione l’imminente rapporto sull’occupazione non agricola statunitense (Nonfarm Payrolls, NFP), che dovrebbe svolgere un ruolo cruciale nel definire le aspettative sulla decisione di politica monetaria della Federal Reserve di dicembre.

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Le attuali valutazioni di mercato, secondo lo strumento FedWatch del CME, indicano una probabilità superiore al 64% di un rialzo dei tassi della Fed a dicembre. Tuttavia, lo slancio rialzista del biglietto verde potrebbe essere frenato dal calo dei rendimenti obbligazionari statunitensi, dovuto in parte alla vittoria netta dei Democratici alle elezioni negli Stati Uniti. L’esito politico ha alimentato speculazioni su una possibile fine della guerra con l’Iran, che hanno spinto al ribasso i prezzi del petrolio, rafforzando al contempo le aspettative di uno stallo politico a Washington che potrebbe limitare la spesa pubblica e rallentare la crescita economica.

Nel frattempo, il dollaro neozelandese (NZD) risente della debolezza degli indicatori economici interni e dell’incertezza politica locale. I dati pubblicati all’inizio di questa settimana da Statistics New Zealand hanno mostrato che il tasso di disoccupazione è salito al 5,7% nei tre mesi fino a settembre, raggiungendo il livello più alto da quasi 11 anni, rispetto al 5,6% del trimestre precedente e al di sopra del 5,5% atteso dal mercato.

Ad aggiungere pressione sull’NZD, l’attenzione del mercato si sposta sulle elezioni politiche in Nuova Zelanda di sabato 7 novembre. La coalizione guidata dal Partito Nazionale di centrodestra di Christopher Luxon è sottoposta a crescenti pressioni affinché adotti politiche in grado di stimolare la crescita economica e alleviare le difficoltà legate al costo della vita. Questo aspetto è particolarmente cruciale alla luce dei recenti sondaggi IPSOS, secondo cui l’inflazione e il costo della vita sono le principali preoccupazioni degli elettori alla vigilia del voto.

I dati sull’occupazione statunitense tengono i mercati con il fiato sospeso dopo una settimana volatile

Commerzbank avverte che «chi spera in una seduta tranquilla venerdì, dopo questa settimana ricca di eventi, rischia di rimanere deluso», con l’attenzione saldamente rivolta alla pubblicazione degli ultimi dati sull’occupazione statunitense. La banca sottolinea che questi dati «sono tra gli indicatori economici più importanti e solitamente forniscono indicazioni sulla futura politica monetaria della Fed», mantenendo i mercati in allerta per qualsiasi segnale proveniente dal mercato del lavoro che possa orientare le aspettative sulle prossime mosse di politica monetaria.

Domande frequenti sul dollaro neozelandese

Il dollaro neozelandese (NZD), noto anche come Kiwi, è una valuta ampiamente conosciuta e scambiata dagli investitori. Il suo valore dipende in larga misura dallo stato di salute dell’economia neozelandese e dalla politica della banca centrale del Paese. Tuttavia, alcune peculiarità possono a loro volta influenzare l’andamento dell’NZD. L’andamento dell’economia cinese tende a muovere il Kiwi, poiché la Cina è il principale partner commerciale della Nuova Zelanda. Notizie negative sull’economia cinese implicano probabilmente una riduzione delle esportazioni neozelandesi verso il Paese, con ripercussioni sull’economia e quindi sulla sua valuta. Un altro fattore che influenza l’NZD è il prezzo dei prodotti lattiero-caseari, che rappresentano la principale voce delle esportazioni neozelandesi. Prezzi elevati di questi prodotti aumentano i ricavi delle esportazioni, contribuendo positivamente all’economia e quindi all’NZD.

La Reserve Bank of New Zealand (RBNZ) mira a raggiungere e mantenere un tasso di inflazione compreso tra l’1% e il 3% nel medio termine, con particolare attenzione a mantenerlo vicino al valore centrale del 2%. A tal fine, la banca stabilisce un livello adeguato dei tassi di interesse. Quando l’inflazione è troppo alta, la RBNZ aumenta i tassi di interesse per raffreddare l’economia, ma questa misura fa anche salire i rendimenti obbligazionari, rendendo più attraente per gli investitori investire nel Paese e rafforzando così l’NZD. Al contrario, tassi di interesse più bassi tendono a indebolire l’NZD. Anche il cosiddetto differenziale dei tassi, ossia il confronto tra il livello attuale o atteso dei tassi in Nuova Zelanda e quello dei tassi fissati dalla Federal Reserve statunitense, può svolgere un ruolo chiave nell’andamento della coppia NZD/USD.

Le pubblicazioni dei dati macroeconomici in Nuova Zelanda sono fondamentali per valutare lo stato dell’economia e possono influenzare il valore del dollaro neozelandese (NZD). Un’economia solida, caratterizzata da una crescita sostenuta, una bassa disoccupazione e un elevato livello di fiducia, favorisce l’NZD. Una crescita economica sostenuta attrae investimenti esteri e può incoraggiare la Reserve Bank of New Zealand ad aumentare i tassi di interesse, se tale vigore economico si accompagna a un’inflazione elevata. Al contrario, se i dati economici sono deboli, è probabile che l’NZD si deprezzi.

Il dollaro neozelandese (NZD) tende a rafforzarsi nelle fasi di propensione al rischio, ossia quando gli investitori ritengono che i rischi complessivi sui mercati siano contenuti e sono ottimisti sulla crescita. Ciò tende a favorire prospettive più positive per le materie prime e per le cosiddette «valute legate alle materie prime», come il Kiwi. Al contrario, l’NZD tende a indebolirsi nei periodi di turbolenza sui mercati o di incertezza economica, poiché gli investitori tendono a vendere le attività più rischiose e a rifugiarsi nei più stabili beni rifugio.