
Il prezzo dell’argento (XAG/USD) recupera parte delle perdite dopo aver segnato un nuovo minimo da inizio anno vicino a 52,67 dollari. Il metallo bianco resta tuttavia in calo dell’1%, intorno a 53,45 dollari, durante la sessione europea di martedì. Il prezzo dell’argento rimane sotto pressione a causa della tenuta del dollaro statunitense (USD), in vista dell’annuncio di politica monetaria della Federal Reserve (Fed) di mercoledì.

Al momento della stesura, l’indice del dollaro statunitense (DXY), che misura il valore del biglietto verde rispetto a sei principali valute, avanza dello 0,2% e si attesta intorno a 102,25, il livello più alto degli ultimi 10 giorni. Dal punto di vista tecnico, un dollaro statunitense più forte rende l’investimento in argento meno favorevole in termini di rapporto rischio/rendimento.
Gli analisti di Commerzbank osservano che «è ampiamente previsto che mercoledì la Fed lasci invariato il tasso di riferimento al 3,75-4,00%, dopo l’aumento di 25 punti base di settembre», con i futures sui Fed funds che rafforzano lo scenario di tassi stabili nel breve termine.
Gli analisti sottolineano che «i futures sui Fed funds scontano tassi invariati questa settimana, un rialzo complessivo di 22 punti base entro fine 2026 e un rialzo complessivo di 69 punti base entro fine 2027», evidenziando aspettative di un ulteriore inasprimento solo limitato su un orizzonte più lungo. In questo contesto, Commerzbank sostiene che «i mercati cercheranno indicazioni dalla Fed sulla probabilità di un rialzo a dicembre», mentre gli investitori valutano se l’inflazione persistentemente elevata e i prossimi dati statunitensi possano ancora spingere il FOMC a un nuovo intervento nel corso dell’anno.
Questa settimana gli investitori si concentreranno anche sulla stima preliminare del prodotto interno lordo (PIL) del terzo trimestre e sull’indice dei prezzi della spesa per consumi personali (PCE) di settembre, la cui pubblicazione è prevista per giovedì.

Sul grafico giornaliero, XAG/USD scambia a 53,42 dollari e mantiene un’impostazione ribassista nel breve termine, con il prezzo a pronti ancora ben al di sotto della media mobile esponenziale (EMA) a 20 giorni, posta a 57,82 dollari. L’ampia distanza tra il prezzo e questa importante barriera dinamica suggerisce il persistere delle pressioni al ribasso, mentre l’indice di forza relativa (RSI), a 30,22, si mantiene vicino alla zona di ipervenduto. Ciò indica che i venditori continuano a dominare il mercato, anche se l’ultima fase di ribasso inizia ad apparire eccessiva.
Al rialzo, il minimo del 17 luglio a 54,77 dollari rappresenta la resistenza immediata, seguito dalla EMA a 20 giorni a 57,82 dollari. Il recupero di quest’ultimo livello sarebbe necessario per attenuare l’attuale impostazione ribassista e aprire spazio a una ripresa più significativa. Al ribasso, l’argento potrebbe estendere la discesa verso 50,00 dollari.
(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)
L’argento è un metallo prezioso molto scambiato dagli investitori. Storicamente è stato utilizzato come riserva di valore e mezzo di scambio. Sebbene sia meno popolare dell’oro, gli operatori possono scegliere l’argento per diversificare il proprio portafoglio di investimenti, per il suo valore intrinseco o come potenziale copertura nei periodi di inflazione elevata. Gli investitori possono acquistare argento fisico, sotto forma di monete o lingotti, oppure negoziarlo attraverso strumenti come gli Exchange Traded Fund (ETF), che ne replicano il prezzo sui mercati internazionali.
Il prezzo dell’argento può variare per effetto di un’ampia gamma di fattori. L’instabilità geopolitica o i timori di una profonda recessione possono farlo salire grazie al suo ruolo di bene rifugio, sebbene in misura minore rispetto all’oro. Essendo un’attività che non genera rendimento, l’argento tende ad apprezzarsi quando i tassi di interesse scendono. Il suo andamento dipende anche da quello del dollaro statunitense (USD), poiché il metallo è quotato in dollari (XAG/USD). Un dollaro forte tende a frenare il prezzo dell’argento, mentre un dollaro più debole tende a favorirne il rialzo. Anche altri fattori, come la domanda di investimento, l’offerta mineraria – l’argento è molto più abbondante dell’oro – e i tassi di riciclo possono influire sui prezzi.
L’argento è ampiamente utilizzato nell’industria, in particolare in settori come l’elettronica e l’energia solare, poiché presenta una delle più elevate conducibilità elettriche tra tutti i metalli, superiore a quella del rame e dell’oro. Un’impennata della domanda può far salire i prezzi, mentre un calo tende a ridurli. Anche le dinamiche delle economie statunitense, cinese e indiana possono contribuire alle oscillazioni dei prezzi: negli Stati Uniti e soprattutto in Cina, i grandi settori industriali utilizzano l’argento in diversi processi produttivi; in India, anche la domanda dei consumatori per l’impiego del metallo prezioso in gioielleria svolge un ruolo chiave nella determinazione dei prezzi.
Il prezzo dell’argento tende a seguire i movimenti dell’oro. Quando il prezzo dell’oro sale, in genere anche l’argento si muove nella stessa direzione, poiché entrambi hanno un ruolo simile come beni rifugio. Il rapporto oro/argento, che indica il numero di once d’argento necessarie per eguagliare il valore di un’oncia d’oro, può aiutare a determinare la valutazione relativa dei due metalli. Alcuni investitori possono interpretare un rapporto elevato come un segnale di sottovalutazione dell’argento o di sopravvalutazione dell’oro. Al contrario, un rapporto basso potrebbe suggerire che l’oro sia sottovalutato rispetto all’argento.