
USD/CHF estende le perdite per il secondo giorno consecutivo e scambia intorno a 0,8140 durante la sessione asiatica di giovedì. La coppia si deprezza mentre il dollaro statunitense arretra dopo la netta vittoria democratica alle elezioni statunitensi di metà mandato, che ha consegnato ai democratici il controllo di entrambe le camere del Congresso e alimentato i timori di un possibile stallo politico a Washington. Inoltre, le aspettative del mercato di una rapida conclusione del conflitto in Medio Oriente hanno innescato un brusco calo dei prezzi del petrolio, esercitando ulteriori pressioni al ribasso sul biglietto verde.

Tuttavia, il biglietto verde potrebbe trovare sostegno nella tenuta dei dati economici interni, che ha rafforzato le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Fed. Il rapporto ADP sull’occupazione ha mostrato un aumento di 86.000 posti di lavoro nel settore privato a ottobre, superiore ai 69.000 attesi, nonostante il dato di settembre sia stato rivisto al ribasso da 90.000 a 86.000. Nel frattempo, l’indice ISM PMI dei servizi è sceso leggermente da 54,9 a 54,5, appena sotto il 54,8 previsto, rimanendo tuttavia saldamente in territorio di espansione.
Lo strumento CME FedWatch indica che i mercati scontano una probabilità prossima all’82% di un ulteriore rialzo dei tassi a dicembre. Gli investitori attendono ora i prossimi indicatori economici chiave, tra cui le richieste iniziali settimanali di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti, in programma giovedì, e il rapporto sull’occupazione non agricola (Nonfarm Payrolls, NFP) di venerdì.
Il franco svizzero (CHF) trova sostegno nei confronti delle principali valute, poiché l’inflazione svizzera è salita inaspettatamente all’1,5% su base annua a ottobre, sollevando dubbi sulla possibilità che la Banca nazionale svizzera (BNS) eviti un inasprimento della politica monetaria fino al 2027.
Gli strategist di UOB Group mantengono un orientamento cautamente negativo su USD/CHF su un orizzonte di 1–3 settimane, ma sottolineano che ulteriori ribassi dipendono ora da una rottura decisa di un supporto chiave. Ricordano di aver «rivisto la nostra valutazione in senso leggermente negativo venerdì scorso (30 ottobre, cambio spot a 0,8240), evidenziando che il dollaro USA “potrebbe scendere leggermente, ma qualsiasi calo dovrebbe rimanere all’interno dell’intervallo 0,8190/0,8290”». Tuttavia, dopo che il dollaro USA «ha rotto nettamente al di sotto di 0,8190», UOB ha osservato ieri che «lo slancio ribassista sta aumentando rapidamente e il dollaro USA potrebbe scendere a 0,8165, arrivando potenzialmente a testare 0,8140». La coppia è poi «scesa a 0,8148 prima di rimbalzare con forza» e, alla luce di tale recupero, la banca ritiene che «lo slancio ribassista si sia attenuato». Da questi livelli, UOB sostiene che «il dollaro USA deve rompere e mantenersi sotto 0,8140 prima che ci si possano attendere ulteriori cali», con «il prossimo livello da monitorare sotto 0,8140» a «0,8110». Al rialzo, gli strategist aggiungono che «una rottura sopra 0,8220 (ieri il livello di “forte resistenza” era a 0,8255) indicherebbe che il dollaro USA non sta proseguendo la discesa».
Il franco svizzero (CHF) è la valuta ufficiale della Svizzera. È tra le dieci valute più scambiate al mondo, con volumi che superano ampiamente le dimensioni dell’economia svizzera. Il suo valore è determinato, tra gli altri fattori, dal clima generale dei mercati, dallo stato di salute dell’economia nazionale e dagli interventi della Banca nazionale svizzera (BNS). Tra il 2011 e il 2015, il franco svizzero era ancorato all’euro (EUR). L’ancoraggio è stato rimosso bruscamente, provocando un aumento di oltre il 20% del valore del franco e forti turbolenze sui mercati. Sebbene l’ancoraggio non sia più in vigore, l’andamento del CHF tende a essere fortemente correlato a quello dell’euro, a causa dell’elevata dipendenza dell’economia svizzera dalla vicina area dell’euro.
Il franco svizzero (CHF) è considerato un bene rifugio, ossia una valuta che gli investitori tendono ad acquistare nelle fasi di tensione sui mercati. Ciò deriva dalla percezione della Svizzera a livello internazionale: un’economia stabile, un solido settore delle esportazioni, ingenti riserve della banca centrale e una consolidata politica di neutralità nei conflitti globali rendono la valuta del Paese una buona scelta per gli investitori che cercano riparo dai rischi. Le fasi di turbolenza tendono a rafforzare il valore del CHF rispetto alle altre valute considerate più rischiose come investimento.
La Banca nazionale svizzera (BNS) si riunisce quattro volte all’anno, una volta a trimestre, con una frequenza inferiore rispetto alle altre principali banche centrali, per decidere la politica monetaria. La banca punta a un tasso di inflazione annuo inferiore al 2%. Quando l’inflazione supera l’obiettivo, o si prevede che lo superi nel prossimo futuro, la banca cerca di contenere la crescita dei prezzi aumentando il proprio tasso di riferimento. Tassi di interesse più elevati sono generalmente favorevoli al franco svizzero (CHF), poiché comportano rendimenti maggiori, rendendo il Paese più attraente per gli investitori. Al contrario, tassi di interesse più bassi tendono a indebolire il CHF.
La pubblicazione dei dati macroeconomici svizzeri è fondamentale per valutare lo stato dell’economia e può incidere sul valore del franco svizzero (CHF). L’economia svizzera è generalmente stabile, ma qualsiasi variazione improvvisa della crescita economica, dell’inflazione, del saldo delle partite correnti o delle riserve valutarie della banca centrale può innescare movimenti del CHF. In generale, una crescita economica sostenuta, una bassa disoccupazione e un elevato livello di fiducia favoriscono il CHF. Viceversa, se i dati economici segnalano una perdita di slancio, il CHF tende a deprezzarsi.
Essendo un’economia piccola e aperta, la Svizzera dipende fortemente dallo stato di salute delle economie della vicina area dell’euro. L’Unione europea nel suo complesso è il principale partner economico della Svizzera e un alleato politico chiave, perciò la stabilità macroeconomica e della politica monetaria nell’area dell’euro è essenziale per la Svizzera e, di conseguenza, per il franco svizzero (CHF). Data questa dipendenza, alcuni modelli indicano che la correlazione tra l’andamento dell’euro (EUR) e quello del CHF supera il 90%, risultando quindi quasi perfetta.