PIL USA: attesa una crescita del 3,2% nel terzo trimestre

  • Si prevede che l’economia statunitense cresca a un tasso annualizzato del 3,2% nel terzo trimestre.
  • La narrativa dell’«eccezionalismo» statunitense dovrebbe rimanere intatta. 
  • Il dollaro statunitense prosegue con decisione il recupero in corso da diversi giorni.

Il Bureau of Economic Analysis (BEA) degli Stati Uniti pubblicherà giovedì la stima preliminare del prodotto interno lordo (PIL) per il periodo luglio-settembre. Gli analisti si attendono una solida crescita annualizzata del 3,2%, in discreto miglioramento rispetto all’espansione del 2,2% registrata nel trimestre precedente.

I mercati si preparano ai dati sulla crescita USA e sull’inflazione PCE tra i timori geopolitici

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Gli investitori sono in apprensione in vista della pubblicazione, giovedì, dei dati preliminari sul PIL statunitense per il periodo luglio-settembre, generalmente considerati la stima con il maggiore impatto sui mercati tra le tre diffuse ogni trimestre. Oltre al dato complessivo sulla crescita, il calendario economico statunitense prevede anche la pubblicazione dell’inflazione misurata dall’indice dei prezzi della spesa per consumi personali (PCE), la misura dell’inflazione preferita dalla Federal Reserve (Fed).

L’imminente pubblicazione del PIL mantiene tutta la sua importanza, poiché gli operatori di mercato cercheranno segnali di eventuali effetti della crisi in corso in Medio Oriente e dei dazi. Sul fronte dell’inflazione, gli operatori si aspettano inoltre che l’impatto dei dazi di Trump e l’accresciuta volatilità dei prezzi dell’energia restino al centro dell’attenzione.

La pubblicazione segue la riunione della Fed del 28-29 ottobre, in cui il Comitato ha deciso, come ampiamente previsto, di mantenere invariato l’intervallo obiettivo del tasso sui federal funds (FFTR).

Il rapporto comprende anche l’indice dei prezzi del PIL, comunemente chiamato deflatore del PIL, che misura l’inflazione relativa a tutti i beni e servizi prodotti sul territorio nazionale, incluse le esportazioni ma escluse le importazioni. Questi dati assumeranno maggiore rilievo nel contesto del conflitto in corso che coinvolge Stati Uniti, Iran e Stretto di Hormuz e del suo impatto sui prezzi del petrolio greggio.

Il modello GDPNow della Fed di Atlanta, seguito con attenzione per il monitoraggio in tempo reale dell’attività economica, prevede una crescita del PIL del 3,3% nel terzo trimestre secondo l’aggiornamento del 28 ottobre, rispetto al 3,4% indicato il 27 ottobre.

Quando sarà pubblicato il dato sul PIL e come potrebbe influenzare l’indice del dollaro statunitense?

Il rapporto sul PIL statunitense, in uscita giovedì alle 12:30 GMT, potrebbe rivelarsi decisivo per il dollaro statunitense (USD) in caso di una forte sorpresa, positiva o negativa, mentre i mercati restano concentrati quasi esclusivamente sugli sviluppi in Medio Oriente. Oltre al dato complessivo sulla crescita, i mercati esamineranno attentamente gli aggiornamenti dell’indice dei prezzi del PIL e del PCE, dati cruciali che potrebbero modificare le aspettative sul percorso dei tassi della Fed e la direzione del dollaro.

Un PIL superiore alle attese, o anche soltanto in linea con le previsioni, dovrebbe mantenere ben salda la narrativa dell’«eccezionalismo» statunitense, sostenendo l’attuale recupero del dollaro. I dati sull’inflazione, invece, dovrebbero confermare la tendenza già emersa con la pubblicazione dei dati sull’indice dei prezzi al consumo (CPI) all’inizio del mese.

Il quadro tecnico generale dell’indice del dollaro statunitense (DXY) resta favorevole nel contesto del recupero in corso. L’indice si muove nella parte alta dell’intervallo di oscillazione degli ultimi 18 mesi, al di sopra della soglia di 102,00. Va sottolineato che le prospettive dovrebbero rimanere positive finché l’indice si manterrà al di sopra della media mobile semplice (SMA) a 200 giorni, situata nei pressi di 99,60. Ulteriori rialzi dai livelli attuali dovrebbero incontrare il prossimo ostacolo sul massimo da inizio anno a 102,94, toccato il 14 ottobre.

Al ribasso, i primi livelli di riferimento sono il minimo settimanale a 101,44 del 22 ottobre, seguito dai supporti provvisori rappresentati dalle SMA a 100 e 55 giorni, rispettivamente a 100,62 e 100,57. Più in basso si trova la più rilevante SMA a 200 giorni a 99,60, che precede il minimo di settembre a 98,59, registrato il 9 settembre.

Gli indicatori di momentum sono orientati al rialzo, con l’indice di forza relativa (RSI) vicino a quota 61 e l’indice direzionale medio (ADX) nei pressi di 36, a suggerire un rafforzamento del recente movimento rialzista.

Domande frequenti sul dollaro statunitense

Il dollaro statunitense (USD) è la valuta ufficiale degli Stati Uniti d’America e la valuta «di fatto» di un numero significativo di altri Paesi, dove circola insieme alle banconote locali. È la valuta più scambiata al mondo e rappresenta oltre l’88% del volume globale degli scambi sul mercato dei cambi, pari in media a 6.600 miliardi di dollari di transazioni al giorno, secondo i dati del 2022. Dopo la Seconda guerra mondiale, il dollaro ha sostituito la sterlina britannica come valuta di riserva mondiale. Per gran parte della sua storia, il dollaro statunitense è stato garantito dall’oro, fino all’accordo di Bretton Woods del 1971, quando il sistema aureo è stato abbandonato.

Il principale fattore che influenza il valore del dollaro statunitense è la politica monetaria, definita dalla Federal Reserve (Fed). La Fed ha un duplice mandato: garantire la stabilità dei prezzi, controllando l’inflazione, e promuovere la piena occupazione. Il suo strumento principale per raggiungere questi due obiettivi è la modifica dei tassi di interesse. Quando i prezzi aumentano troppo rapidamente e l’inflazione supera l’obiettivo del 2% della Fed, la banca centrale alza i tassi, sostenendo il valore del dollaro. Quando l’inflazione scende sotto il 2% o il tasso di disoccupazione è troppo elevato, la Fed può abbassare i tassi di interesse, penalizzando il dollaro.

In situazioni estreme, la Federal Reserve può anche stampare più dollari e attuare un allentamento quantitativo (quantitative easing, QE). Il QE è il processo attraverso il quale la Fed aumenta in misura sostanziale il flusso di credito in un sistema finanziario bloccato. È una misura di politica monetaria non convenzionale utilizzata quando il credito si è prosciugato perché le banche non sono disposte a concedersi prestiti a vicenda, per timore dell’insolvenza della controparte. È una soluzione di ultima istanza quando è improbabile che il semplice abbassamento dei tassi di interesse produca il risultato necessario. È stato lo strumento scelto dalla Fed per contrastare la stretta creditizia verificatasi durante la grande crisi finanziaria del 2008. Consiste nella creazione di nuovi dollari da parte della Fed, che li utilizza per acquistare titoli di Stato statunitensi prevalentemente da istituzioni finanziarie. Il QE porta solitamente a un indebolimento del dollaro statunitense.

La stretta quantitativa (quantitative tightening, QT) è il processo inverso, in cui la Federal Reserve smette di acquistare obbligazioni dalle istituzioni finanziarie e non reinveste in nuovi acquisti il capitale rimborsato alla scadenza dei titoli che detiene. Di solito ha un effetto positivo sul dollaro statunitense.

Indicatore economico

Prodotto interno lordo annualizzato

Il prodotto interno lordo (PIL) reale annualizzato, pubblicato trimestralmente dal Bureau of Economic Analysis statunitense, misura il valore dei beni e servizi finali prodotti negli Stati Uniti in un determinato periodo di tempo. Le variazioni del PIL sono l’indicatore più utilizzato per valutare lo stato di salute complessivo dell’economia nazionale. Il dato è espresso a un tasso annualizzato: il tasso viene cioè adeguato per riflettere la variazione che il PIL avrebbe registrato nell’arco di un anno se avesse continuato a crescere a quel ritmo specifico. In generale, un dato elevato è considerato rialzista per il dollaro statunitense (USD), mentre un dato basso è considerato ribassista.

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Prossima pubblicazione: Gio 29 ott 2026 12:30 (preliminare)

Frequenza: Trimestrale

Consenso: 3,2%

Precedente: 2,2%

Fonte:Ufficio di analisi economica degli Stati Uniti

Il Bureau of Economic Analysis (BEA) degli Stati Uniti pubblica il tasso di crescita del prodotto interno lordo (PIL) su base annualizzata per ogni trimestre. Dopo la pubblicazione della prima stima, il BEA rivede i dati altre due volte: la terza pubblicazione rappresenta il dato definitivo. Di norma, è la prima stima a muovere maggiormente i mercati: un dato superiore alle attese viene interpretato come un fattore favorevole al dollaro statunitense, mentre un risultato deludente tende a pesare sul biglietto verde. Gli operatori di mercato prestano solitamente poca attenzione alla seconda e alla terza pubblicazione, poiché in genere non apportano variazioni tali da modificare in modo sostanziale il quadro della crescita.